Il giovane ucciso in Egitto. Regeni, l'Egitto respinge i sospetti


lunedì 8 febbraio 2016
​​Il ministro Ghaffar: mai arrestato, basta con le allusioni sulla polizia. Gentiloni: no a verità presunte. L'autopsia rivela torture agghiaccianti. Domenica fiacolata a Fiumicello, paese del giovane ucciso.
Regeni, l'Egitto respinge i sospetti
"Silenzio e pioggia" ha detto il sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel, per indicare con una immagine suggestiva il rigore con cui la piccola comunità ha manifestato domenica la propria coesione e l'adesione al lutto cittadino per la morte di Giulio Regeni. Il parroco, don Luigi Fontanot, lo aveva detto in mattinata, dopo la messa nella chiesa grande, dando appuntamento a tutti per le 18: "Giulio è stato ucciso per quello in cui credeva". "Grazie Giulio per questo dono della tua vita e grazie per il gravoso e doveroso impegno che ci lasci, noi cercheremo di assolverlo al meglio, ma sappi che continueremo a chiedere il tuo aiuto. Devo dire grazie a Dio, Jhavé, Padre, Allah o come vogliamo chiamarlo, grazie a Dio per averci dato Giulio".Alle 18 è partita la fiaccolata, silenziosissima, sotto una pioggia battente; ha parlato il sindaco dei giovani, una ragazza che copre oggi la carica che nel 2000 fu di Giulio (all'epoca dodicenne), poi tocca al sindaco. Cita Rilke, Pasolini, Falcone, Gramsci, le guide spirituali di Giulio, che si è mosso nella vita proprio contro l'indifferenza, la consuetudine, il conformismo. "Questa morte non sia vana, Giulio era cittadino mitteleuropeo, pretendeva e difendeva equità", vogliamo "la verità". Un obiettivo che si raggiunge in un solo modo: che tutti "si rimbocchino le maniche", sia "fatta chiarezza. Siamo indignati, vogliamo capire".In paese c'erano anche i genitori, Paola e Claudio, atterrati a Ronchi dei Legionari poco dopo le 20 con un volo di linea.
Le indagini (Vincenzo R. Spagnolo)Il sospetto, o anche la mera «allusione», che nell’efferata uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni possa esserci lo zampino di individui legati in qualche modo agli apparati di sicurezza egiziana «infastidisce» il governo di Abdel al-Fattah al-Sisi, che lo respinge con forza. Ma ormai la risonanza sul caso è divenuta mondiale, tanto che un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, pur non confermando l’interessamento diretto del governo Obama (ventilato dal New York Times), ammette: «Osserviamo che le indagini ufficiali sull’omicidio di Regeni sono in corso, con la partecipazione degli investigatori italiani».Sul piano politico, a una settimana dalla scoperta del corpo del 28enne (scomparso il 25 gennaio mentre andava a prendere la metropolitana e ritrovato morto, seminudo e con evidenti segni di torture, sul ciglio di un’autostrada il 3 febbraio), scende in campo direttamente il ministro dell’Interno egiziano, il generale Magdi Abdel Ghaffar, fornendo una versione ufficiale, che nel suo auspicio dovrebbe spazzar via la ridda di notizie contraddittorie finora circolate, compresa l’assurda ipotesi di un "incidente stradale". «Respingiamo tutte le accuse e le allusioni a un coinvolgimento della sicurezza – ha scandito il ministro in una conferenza stampa nell’headquarter della Sicurezza nazionale –. Abbiamo confermato ripetutamente che il signor Giulio Regeni non è stato imprigionato da alcuna autorità egiziana». Per provare a fugare i sospetti sull’eventuale coinvolgimento di apparati egiziani nella vicenda. Ghaffar replica a distanza al nuovo appello del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni («Non ci accontenteremo di verità presunte»): «Ci ha infastidito che alcuni media abbiamo attribuito l’uccisione alle forze di polizia – afferma –. L’apparato di sicurezza non ha mai commesso crimini del genere. Sono voci, non possiamo accettare neppure un’allusione».Trovato da un tassista. Il ministro dà la sua versione degli ultimi fatti: «Siamo stati informati della scomparsa di Regeni il 27 gennaio» (quando il ricercatore era già sparito nel nulla da due giorni, ndr). Il corpo «è stato ritrovato sopra il cavalcavia Hazem Hassan sull’autostrada» tra Il Cairo e Alessandria, «scoperto da un autista di taxi con la vettura in panne» e dai suoi passeggeri. Non trattiamo, ha concluso il generale, «assolutamente l’italiano come una spia, ma come se fosse egiziano. È un atto criminale, le indagini sono in corso, siamo ancora nella fase di raccolta delle informazioni». Una posizione ribadita a Roma dall’ambasciatore egiziano in Italia Amr Helmy: «Sarebbe opportuno evitare di arrivare a conclusioni affrettate o fare accuse e insinuazioni ingiustificate e senza prove», afferma il diplomatico, ribadendo «la massima collaborazione ai funzionari investigativi italiani».Il mistero del cellulare scomparso.Dal canto loro, i carabinieri del Ros e i poliziotti dello Sco inviati al Cairo hanno iniziato a vagliare i primi elementi e ogni sera trasmettono un rapporto al pm della procura di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta per omicidio volontario. Ai colleghi egiziani, hanno presentato una prima lista di richieste di acquisizione di atti: copia delle testimonianze finora verbalizzate, i tabulati telefonici del cellulare di Giulio ed eventuali filmati di camere di sorveglianza presenti lungo il suo ultimo tragitto noto. La sera del 25, Regeni era uscito di casa alle otto, per recarsi a una festa di compleanno alla quale – testimoniano i suoi amici – non è mai arrivato. Il suo telefonino si era improvvisamente spento mezz’ora dopo e non è più stato ritrovato, e neppure il suo passaporto, addosso al suo cadavere. Potrebbero esser stati distrutti da chi l’ha ucciso, allo scopo di rallentare le indagini.Unghie strappate, tagli alle orecchie. Secondo l’autopsia effettuata all’Istituto di medicina legale della Sapienza di Roma, Regeni è morto in seguito a crisi respiratoria e lesioni del midollo spinale dovute alla frattura di una vertebra cervicale. I suoi aguzzini gli avrebbero spezzato il collo, non prima di averlo torturato sadicamente per estorcergli chissà quali informazioni. Secondo fonti investigative, il suo cadavere presenta ferite agghiaccianti: entrambe le orecchie mozzate nella parte alta; un’unghia della mano e una del piede strappate; diverse fratture; «segni di piccoli tagli su tutto il corpo», comprese le piante dei piedi. A Roma il pm Colaiocco ha raccolto le dichiarazioni di alcuni amici della vittima e anche quelle dei suoi genitori, Paola e Claudio. A loro il figlio Giulio, pur consapevole di trovarsi in una situazione non tranquilla, non aveva mai manifestato timori per la propria sicurezza.
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