sabato 5 novembre 2016
Come voterebbero i leader internazionali? Putin lo adora e ha un'avversione per Hillary. Per Merkel il tycoon è un «predicatore d'odio», mentre il dittatore coreano Kim lo adora
Donald Trump, come in ogni occasione, divide anche i leader mondiali (LaPresse)

Donald Trump, come in ogni occasione, divide anche i leader mondiali (LaPresse) - LaPresse

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A ormai tre giorni dalle presidenziali Usa, Donald Trump ha vinto uno dei suoi pochi endorsement internazionali: si tratta dell’uomo forte cambogiano Hun Sen, premier autoritario noto per le sue bordate. Di seguito una panoramica sulle posizioni di alcuni Paesi rispetto ai due candidati.

Vladimir Putin con il suo predecessiore e premier Dmitrij Medvedev (LaPresse)

Vladimir Putin con il suo predecessiore e premier Dmitrij Medvedev (LaPresse) - LaPresse

RUSSIA. Vladimir Putin ha un’avversione per Hillary Clinton che risale a quando la democratica guidava il Dipartimento di Stato Usa. Donald Trump è dunque apertamente preferito dal Cremlino: più volte, peraltro, il miliardario ha detto che Putin è un leader più forte di Barack Obama. Con Clinton le relazioni non sarebbero rosee e resterebbero probabilmente ai livelli attuali di reciproca sfiducia e cooperazione limitata ad alcune questioni. Gli attacchi di hacker russi contro alcuni organismi dei democratici non hanno aiutato a distendere il clima elettorale.

IRAN. A Teheran una cosa è certa: chiunque vinca le presidenziali Usa l’Iran avrà davanti tempi più duri di quelli attuali. Anche Hillary Clinton, vista come il minore dei due mali, ha mantenuto spesso con Teheran posizioni più aggressive di quelle di Obama. L’ex segretario di Stato è vista soprattutto come l’architetto delle sanzioni economiche che hanno costretto l’Iran al tavolo negoziale, e non come la regista dell’accordo sul nucleare, il cui merito viene dato al suo successore John Kerry.

CINA. A livello popolare è Hillary Clinton a godere di maggiori simpatie. A contribuire sono state probabilmente le invettive anticinesi di Donald Trump, che spesso ha accusato Pechino di «stuprare» gli Usa con la sua politica commerciale e di aver «inventato» il surriscaldamento globale per indebolire l’industria americana. Poco tempo fa un editoriale del “Global Times”, tabloid del Partito Comunista Cinese, presentava Trump come un candidato «ricco, narcisista e provocatore», le cui «dichiarazioni sono abusivamente razziste ed estremiste».

ISRAELE. Il premier Benjamin Netanyahu si è mantenuto molto cauto sulle elezioni Usa. Ha incontrato entrambi i candidati durante la sua visita all’assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, ma per il resto è stato discreto, anche se c’è chi tra i suoi ha segnalato una maggiore sintonia con il repubblicano Trump. Israele spera peraltro che Obama possa lanciare o sostenere, tra le elezioni e l’insediamento a gennaio del nuovo presidente, una nuova iniziativa nel processo di pace con la Palestina. Clinton è considerata comunque più vicina a Israele rispetto a Obama. C’è invece chi ricorda che Trump (anche lui vicino in apparenza alle posizioni israeliane) non troppo tempo fa si era detto neutrale sulla questione israelo-palestinese.

NORD COREA. Se c’è da dar seguito ai media di Stato, Kim Jong-un sta sperando che Donald Trump sia il prossimo inquilino della Casa Bianca. Il miliardario rappresenta infatti la migliore speranza nordcoreana per un nuovo contatto con l’Occidente. Il quotidiano “Dprk” ha descritto il repubblicano come un «politico saggio» e un «candidato presidenziale preveggente». Se l’approccio di Clinton sarebbe ritenuto non lontano da quello di Obama (sanzioni e isolamento internazionale contro la minaccia nucleare), l’ipotesi di un dialogo prospettata da Trump potrebbe servire al regime per un accordo e un ritorno degli aiuti internazionali.

Angela Merkel non ha mancato di criticare le uscite di Trump (LaPresse)

Angela Merkel non ha mancato di criticare le uscite di Trump (LaPresse) - LaPresse

GERMANIA. Angela Merkel ha speso pochissime parole sulle presidenziali Usa. Nonostante sia stata attaccata da Trump per aver «rovinato la Germania», il cancelliere ha preferito sorvolare e non rispondere. D’altro canto il ministro degli Esteri tedesco è stato invece molto più chiaro, sfidando anche il protocollo diplomatico quando ad agosto ha descritto il tycoon come un «predicatore d’odio». Frank-Walter Steinmeier ha evidenziato chiaramente di non essere neutrale sulla questione delle elezioni presidenziali Usa, spiegando che ascoltare le parole di Donald Trump lo ha fatto «inorridire su quello che succederebbe al mondo» se il tycoon arrivasse al potere.

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