lunedì 11 settembre 2023
La maggior parte delle vittime nel distretto di Al Haouz nelle montagne dell'Alto Atlante. Si scava anche a mani nude, villaggi ancora isolati
Il conforto di un abbraccio disperato, davanti alle macerie del villaggio di Imi N'Tala vicino ad Amizmiz nel Marocco centrale

Il conforto di un abbraccio disperato, davanti alle macerie del villaggio di Imi N'Tala vicino ad Amizmiz nel Marocco centrale - Ansa

COMMENTA E CONDIVIDI

Terza notte consecutiva in strada per i terremotati di Marrakech, mentre i soldati e le squadre umanitarie internazionali con camion ed elicotteri iniziano a riversarsi nei remoti villaggi di montagna più devastati. Il disastro ha ucciso almeno 2.497 persone - un numero destinato a salire, con almeno 2.420 feriti - e le Nazioni Unite hanno stimato che 300.000 persone siano state colpite dal sisma di magnitudo 6,8 di venerdì sera.

Gran parte dei decessi, 1.351, sono avvenuti nel distretto di Al Haouz, nelle montagne dell'Alto Atlante, ha detto il ministero. Le bandiere sono state ammainate in tutto il Marocco, dopo che il re Mohammed VI ha ordinato tre giorni di lutto nazionale a partire da domenica.

Il soccorritore: gente sotto le macerie e nessuna assistenza

"Abbiamo raggiunto località dove non sono arrivati i soccorsi, ci sono ancora morti sotto le macerie e gente che tenta da sola di tirarli fuori. Qui le persone sono prive di qualsiasi assistenza e non era arrivato nessuno, quando ci hanno visti si sono gettati sulle nostre macchine. Siamo qui in forma privata non c'entra niente lo stato italiano". È quanto afferma Cicchetti Marchegiani, presidente del Raggruppamento operativo emergenze (Roe), colonna mobile di Protezione civile, partito da Roma e ora in Marocco con il un team di quattro persone. La squadra scouting del Roe ha raggiunto le località più colpite alle pendici della catena montuosa principale del Marocco e si trova ad Adassil, per poi andare a Imindounit.

Raso al suolo un intero villaggio

Un villaggio, Tikht, che ospitava almeno 100 famiglie, praticamente non esiste più. E' un groviglio di legno, detriti di muratura, piatti rotti, scarpe e tappeti dai motivi intricati. "La vita è finita qui", ha detto Mohssin Aksoum, 33 anni, la cui famiglia vive in questo piccolo villaggio. "Il villaggio è morto". Come molti villaggi duramente colpiti, era un piccolo insediamento con molti edifici costruiti in modo tradizionale utilizzando una miscela di pietra, legno e malta di fango. Per i soccorritori non è facile estrarre i corpi dalle macerie.

Omar Ait Mbarek, 25 anni, ieri ha assistito agli scavi, con gli occhi rossi e pieni di lacrime, circondato da alcuni residenti, a pochi chilometri dall'epicentro del terremoto nelle montagne dell'Atlante, del corpo della sua fidanzata con la quale si sarebbe sposato fra poche settimane. Era al telefono con la giovane quando venerdì sera sono iniziate le scosse e ha sentito gli utensili da cucina schiantarsi sul pavimento prima che la linea fosse tagliata. In un cimitero improvvisato sono già sepolte una settantina di persone.

"Non è qualcosa a cui la gente qui pensava mentre costruiva le proprie case", ha detto Abdelrahman Edjal, uno studente di 23 anni che ha perso gran parte della sua famiglia nel disastro. Era fuori a fare una passeggiata dopo cena quando sono iniziate le scosse e ha visto persone che cercavano di scappare dalle loro case crollate. Ha salvato suo padre dalle rovine della casa di famiglia, ma le sue ferite erano troppo gravi. "Ora le persone hanno meno di niente".

Ieri un'altra scossa di assestamento

Nella regione sono presenti anche le Ong, che valutano i bisogni, diversi da alloggio, cibo e acqua, degli abitanti rimasti in villaggi come Tikht. Secondo l'U.S. Geological Survey, quelle aree sono state scosse nuovamente ieri da una scossa di assestamento di magnitudo 3,9. Non e' stato immediatamente chiaro se abbia causato più danni o vittime.

Si scava, senza sosta e anche a mani nude nella corsa contro il tempo per trovare ancora vita sotto i cumuli di macerie. Soprattutto in quelle zone rurali e remote, epicentro del sisma, che ancora restano isolate, con i soccorsi che fanno fatica a raggiungere i villaggi. Il collegamento tortuoso tra Marrakech e le montagne dell'Atlante resta interrotto.

Mentre in tutte le zone colpite si cominciano a seppellire i morti, arrivano notizie anche di stranieri rimasti uccisi (quattro francesi). In Marocco, Paese musulmano, la cremazione non è consentita e in genere i fedeli della religione islamica vengono sepolti entro 24 ore dalla morte o comunque entro il minor tempo possibile.

Rabat accetta aiuti solo da 4 Paesi

Mentre re Mohammed VI ha chiesto alle autorità e ai cittadini di pregare in tutte le moschee del Regno, monta la polemica per gli aiuti. Il Marocco avrebbe accettato squadre di soccorritori soltanto da quattro Paesi - la Spagna, il Regno Unito gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar - e tutte le altre persone che stanno aiutando sono volontarie. La denuncia arriva anche dal presidente della Ong francese Secouristes sans Frontières, Arnaud Fraisse: "Normalmente avremmo preso un aereo che decollava da Orly un minuto dopo il sisma. Purtroppo non abbiamo ancora l'accordo del governo marocchino".

Da molti Paesi è comunque partita la gara di solidarietà. L'Algeria ha proposto un piano urgente per fornire aiuti, qualora Rabat volesse accettarlo visto i difficili rapporti con i vicini. L'Ue stanzia un finanziamento iniziale di 1 milione di euro "per sostenere gli sforzi di soccorso messi in atto dai partner umanitari nel paese". La Commissione Europea precisa che al momento il Marocco "non ha fatto richiesta di assistenza".

L'Italia, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è detta pronta a inviare aiuti e team sanitari. Come hanno fatto la Francia, la Turchia e gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda gli italiani che si trovavano nel Paese durante il terremoto, la Farnesina ha fatto sapere di aver fornito assistenza a 500 connazionali con lo stesso ministro Antonio Tajani che segue, in costante contatto con l'ambasciatore Armando Barucco, gli sviluppi della situazione.

Papa Francesco ieri all'Angelus ha espresso con dolore la solidarietà "a coloro che sono toccati nella carne e nel cuore da questa tragedia", augurandosi la pronta guarigione per i feriti.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: