sabato 22 gennaio 2022
La donna era stata stroncata dal gelo sul confine turco-iraniano dopo aver dato le sue calze ai 2 bimbi per proteggerli. «Quelle foto le hanno scattate i trafficanti»
La mamma afghana stroncata dal freddo, con  i piedi avvolti da sacchetti  di plastica: l’immagine, che è circolata sui social media, è del 22 dicembre scorso

La mamma afghana stroncata dal freddo, con i piedi avvolti da sacchetti di plastica: l’immagine, che è circolata sui social media, è del 22 dicembre scorso - Web

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La loro storia era circolata nelle prime ore del nuovo anno su diversi profili Twitter, poi rilanciata dalla stampa turca e straniera. Due bambini avevano perduto la madre nel tentativo di entrare illegalmente in Turchia, lungo un confine che ha cambiato per sempre le loro vite. La donna, di nazionalità afghana, era stata trovata morta congelata sulla frontiera tra la provincia turca di Van, non lontano da Özalp, e l’Iran.
Immagini postate online avevano mostrato il suo corpo mezzo sepolto nella neve, poi adagiato su un tappeto, due sacchetti legati ai piedi, niente scarpe. Le calze, secondo chi era intervenuto a prestare soccorso, erano servite per scaldare le mani dei due figli, che in altre foto sono ritratti allo stremo, le dita gonfie, l’espressione dei visi assente. Abbiamo cercato di capire quale sia stato il loro destino, dopo quei momenti tragici che risalirebbero al 22 dicembre, data sovraimpressa dal cellulare su uno degli scatti.

I bambini si troverebbero ancora in Iran, accuditi dal nonno sfollato, in una località a sud di Teheran (che per ragioni di sicurezza non menzioniamo), lontani dalla frontiera. A riferirlo al telefono è il giornalista curdo iraniano Hiwa Molania che vive nella città di Van, snodo principale di questa rotta migratoria che è stata punto di ingresso sin dalla guerra sovietico-afghana degli anni ’80 e che ora vede il transito di chi fugge dal nuovo regime taleban. Mancano dati ufficiali sugli arrivi, ma Hiwa Molania ne stima 400-500 al giorno. Un altro reporter, Dindar Karatas dell’agenzia di stampa "Mezopotamya", ci ha spiegato che «le persone che hanno scattato le immagini dei bambini sono loro stesse coinvolte nella tratta di esseri umani, per questo non forniscono dettagli sull’accaduto. Intanto, nonostante le abbondanti nevicate, i profughi continuano ad arrivare».
Ci riferisce del ritrovamento, una settimana fa, di altri due corpi congelati lungo lo stesso tratto di frontiera, un uomo e una donna, il cadavere di quest’ultima «lasciato sul lato iraniano da 3 militari turchi». Almeno 8 migranti sono morti per congelamento sul confine di Van negli ultimi 2 mesi, 49 in tre anni, secondo la locale Associazione dei diritti umani (Ihd).
«Si stima che il 98% di chi passa la frontiera sia afghano. Si pagano 2.000 dollari per arrivare qui» aggiunge Karatas. Dopo la caduta di Kabul nelle mani dei taleban, proprio da qui si temeva un picco di ingressi. Ankara perciò ha intensificato i controlli, impiegando droni, innalzando torri di avvistamento con termocamere, proseguendo la costruzione di un muro lungo 294 chilometri, mentre si moltiplicano le testimonianze di respingimenti violenti e di raid nelle case di chi nasconde gli afghani. Là dove non arrivano le autorità, sono le temperature rigide a tormentare chi passa. «Molti muoiono di freddo o finiscono con l’amputazione di un arto per il gelo, o vengono attaccati da animali selvatici» spiega Karolína Augustová, ricercatrice dell’Istanbul Policy Center alla Sabanci University di Istanbul, in uno studio condotto nel 2021 a Van.
«Questi transiti si svolgono all’ombra della lotta contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)» in un «contesto locale di militarizzazione del confine, che risale all’avvio del conflitto tra Ankara e Pkk negli anni ’80. La gestione della migrazione, che si sovrappone alle politiche di esternalizzazione dell’Ue, è interconnessa con le misure antiterrorismo nell’est del Paese, così all’ingresso gli afghani incontrano deterrenti eccezionalmente rigidi».
«Vogliamo mostrare al mondo intero che i nostri confini sono invalicabili» ha dichiarato il governatore di Van, Mehmet Emin Bilmez, e il messaggio è sembrato rivolto all’Unione Europea che dalla caduta di Kabul teme un’ondata di profughi delle dimensioni di quella del 2015, arginata all’epoca proprio da un accordo con la Turchia (che ha incassato finanziamenti europei). Il messaggio giunge ben chiaro anche a chi arriva qui, fra rischi altissimi. Durante le ricerche condotte da Karolína Augustová, un ragazzo afghano di nome Asif le ha detto: «Guarda questo confine com’è protetto. Non è solo perché la Turchia non ci vuole. È perché nemmeno gli altri Paesi ci vogliono. Spendono un sacco di denaro per tenerci lontani».

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