giovedì 17 gennaio 2013
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«Dalle organizzazioni caritatevoli internazionali, a cominciare dalla Caritas, ci auguriamo un sostegno generoso per aiutarci a dare assistenza al numero crescente di sfollati e rifugiati, curare i feriti e chi combatte al fronte». È l'appello dell'arcivescovo di Bamako, Monsignor Jean Zerbo, raccolto dall'agenzia Misna, nel sesto giorno di raid aerei francesi e nel primo di un'offensiva di terra avviata dai soldati di Parigi e di Bamako.
Secondo gli ultimi bilanci forniti dall'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu i civili costretti a trovare riparo nei paesi vicini sono saliti a circa 150mila. Circa 54mila si trovano in Mauritania, 50mila in Niger, 38mila in Burkina Faso e 1500 in Algeria. Il numero degli sfollati interni si attesta sui 230mila. Per rispondere all'emergenza il Pam ha calcolato di aver bisogno di aiuti per almeno 129 milioni di dollari.
«Il bisogno di cibo, acqua potabile, kit igienici, medicinali anti-malarici e beni di prima necessità andrà crescendo nelle prossime settimane, anche perchè siamo nella stagione fredda e umida, il che complica non poco l'intervento umanitario - prosegue l'arcivescovo, che è anche presidente della Caritas -. Poi siamo in guerra e non sappiamo quanto durerà».
L'auspicio è che vengano aperti nel più breve tempo possibile dei corridoi umanitari che permettano di portare soccorso ai profughi. Il responsabile della comunicazione di Caritas Mali, Gaston Goro, riferisce che gli interventi degli operatori sono «per il momento resi impossibili dalle difficili condizioni di sicurezza», dovute alle operazioni militari in corso «che bloccano le strade e ci obbligano a essere prudenti».
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