mercoledì 11 maggio 2011
Gli insorti hanno conquistato l'aeroporto di Misurata; lo ha riferito la televisione Al Jazeera. Intanto il segretario dell'Onu ha chiesto un cessate-il-fuoco immediato. Continua il mistero sulla sorte di Gheddafi: la Nato dice di non sapere se sia vivo o morto. Nuovi raid aerei alleati su Tripoli. Il 17 maggio sarà il "giorno della rabbia".
- L'Alleanza: «Il rais non è il nostro bersaglio»
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I ribelli libici hanno conquistato oggi l'aeroporto di Misurata dopo aspri combattimenti con le forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo ha riferito la televisione Al Jazeera. Un corrispondente del canale satellitare con base in Qatar, parlando da Benghasi, ha citato un portavoce dei ribelli, secondo il quale "i ribelli hanno preso il pieno controllo dell'aeroporto".Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto un "cessate-il-fuoco immediato e verificabile" in Libia, dove gli insorti stanno combattendo per mettere fine ai 41 anni di potere di Gheddafi. Ban ha lanciato il suo appello a una conferenza stampa a Ginevra, dopo aver parlato con il primo ministro libico Al- Baghdadi Ali al- Mahmoudi. "(Mahmoudi) ha suggerito che il governo libico vuole un immediato cessate-il-fuoco con la creazione di un team di monitoraggio da parte delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana", ha detto Ban. "Ma prima e soprattutto dovrebbero terminare gli scontri a Misurata e altrove. Poi potremo fornire assistenza umanitaria e in parallelo potremo continuare il nostro dialogo politico", ha aggiunto il segretario generale dell'Onu. Gli insorti libici oggi hanno respinto l'appello per un immediato cessate-il-fuoco a Misurata e nel resto del Paese. "Non ci fidiamo di Gheddafi...Non è il tempo per un cessate il fuoco perchè lui non lo rispetta mai", ha detto un portavoce degli insorti.I ribelli hanno detto anche di aver conquistato la cittadina di Zareek, circa 25 chilometri a ovest di Misurata, ma non ci sono verifiche indipendenti di questa notizia.VERSO UFFICIO UE A BENGASIL'Unione Europea ha in programma di aprire un ufficio a Bengasi, per facilitare l'assistenza al Consiglio nazionale di transizione. Lo ha riferito il capo della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. "Intendo aprire un ufficio a Bengasi, in modo da poter spostarci verso la gente... per sostenere la società civile, per sostenere il Consiglio nazionale di transizione", ha detto Ashton al Parlamento europeo, aggiungendo che il sostegno Ue include aiuti per il settore della sicurezza, riforme e istituzioni. La vicinanza delle forze di Gheddafi a zone civili ha reso difficile per la Nato implementare il suo mandato che prevede la protezione dei civili, ha detto ai giornalisti a Bruxelles il generale Claudio Gabellini, Capo ufficio operazioni della missione Nato in Libia. Il governo libico sostiene che l'operazione Nato rappresenti un atto di aggressione coloniale da parte delle potenze occidentali per impadronirsi del suo petrolio.«GHEDDAFI SCAPPATO IN LUOGO SCONOSCIUTO»Gheddafi è scappato in un luogo sconosciuto, secondo quanto affermano i ribelli libici sulla loro pagina Facebook "Intifada del 17 febbraio". Il movimento indica il 17 maggio prossimo come "giorno della rabbia" in tutta Tripoli. «Gheddafi non è mai stato l'obiettivo della missione" internazionale, che punta a "proteggere i civili" per evitare un "bagno di sangue". Lo ha detto il Ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo a 'Radio anch'io' e assicurando di non avere "alcuna idea" di dove possa essere il Rais, che non appare in pubblico da dieci giorni. No comment anche dalla Casa Bianca. Per circa un'ora sono state udite esplosioni ad est di Tripoli, mentre aerei hanno sorvolato la capitale, secondo quanto indicato da un testimone all'Afp. Le esplosioni sono iniziate verso le 7.30 e sono durate fino alle 8.15, sempre secondo le testimonianze.LA NATO NON SA DOV'È IL COLONNELLOMuammar Gheddafi? Non sappiamo se sia vivo o morto. Dopo un momento di esitazione il generale di brigata Claudio Gabellini, capo della pianificazione delle operazioni della missione Nato “Unified Protector’ a Napoli, risponde così ai cronisti che gli chiedono delle sorti del Colonnello, che non appare da dieci giorni. «Non abbiamo prove che sia vivo o morto», dice Gabellini, collegato in video con il quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles. Un modo per costringere il Colonnello a mostrarsi, oppure la Nato sa qualcosa che non può dire? Difficile saperlo, certo è che l’Alleanza in questi giorni ripete come un mantra sempre la stessa linea, in ossequio alle risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu: nessuna “mission to kill”. Lo ripete lo stesso segretario generale Anders Fogh Rasmussen e lo ripete il presidente del comitato militare Nato ammiraglio Giampaolo Di Paola. Non a caso anche Gabellini, a proposito della sorte di Gheddafi, afferma, tra l’incredulità dei giornalisti, che «in fondo neppure ci interessa quello che fa, il nostro compito è solo proteggere i civili, non prendere di mira singoli individui. I nostri obiettivi sono esclusivamente militari». E gli attacchi su Tripoli, sempre più intensi? «La scorsa notte – spiega ancora Gabellini – sono stati distrutti bunker di comando e controllo usati dal regime di Gheddafi per colpire la popolazione civile, ripeto nessun obiettivo individuale».Il tutto condito da video e foto volti a dimostrare la «precisione chirurgica» dei bombardamenti Nato: si vedono edifici centrati in pieno mentre quelli circostanti rimangono assolutamente intatti. Probabilmente false anche le notizie diffuse dal regime di un centro per l’infanzia colpito dalle bombe dell’Alleanza. «Abbiamo letto queste notizie – ha dichiarato ancora Gabellini – ma non abbiamo alcuna». Al di là delle smentite ufficiali, sembra chiaro in realtà che la Nato stia cercando la svolta, dopo quello che appare sempre di più come uno stallo. A premere sono soprattutto britannici e francesi che anzi vorrebbero attacchi ancora più mirati contro Gheddafi. Al quartier generale si ripete che si vuole arrivare alla fine «meglio prima che dopo» anche se – ha avvertito giorni fa l’ammiraglio Di Paola – «la fine della missione sarà decisa da Gheddafi», e cioè dal suo stop all’offensiva militare contro i ribelli, meglio ancora con la sua uscita di scena. Certo è che pochi giorni dopo l’inizio dell’operazione, avviata il 31 marzo, l’Alleanza parlava trionfalmente di una riduzione «del 30%» del potenziale militare di Gheddafi. Da allora, nessuna cifra è stata più diffusa, mentre gli alti comandi, a cominciare dall’ammiraglio Di Paola, parlano piuttosto del cambiamento di tattica del Colonnello, che camuffa i suoi militari in abiti civili per confonderli con i ribelli, o li fa sparare da dentro i centri abitati. «I progressi ci sono ogni giorno – ha detto Di Paola – anche se magari un po’ più lenti perché cambiata è la situazione sul terreno». Ieri Carmen Romero, una portavoce dell’Alleanza, ha tenuto a precisare che i raid aerei su Tripoli di queste ore «non segnano un’escalation». «Noi – ha detto – continuiamo ad applicare la stessa strategia: ridurre il più possibile la capacità del regime di colpire i civili». Sarà, ma la pressione è ben dimostrata dai numeri. Solo lunedì la Nato ha effettuato 146 sortite con jet, ed effettuato 46 attacchi (comprese tre strutture di comando vicino a Tripoli). Complessivamente tra il 31 marzo e il 9 maggio le sortite sono state 5.968 con 2.372 attacchi. Giovanni Maria Del Re
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