venerdì 13 settembre 2013
COMMENTA E CONDIVIDI
È l’ultima volta che parlo. Poi lo farà padre Si­mon ». Padre Halim Noujiam, francescano libanese della Custodia di Terra Santa, por­ta da due anni gli aiuti uma­nitari a Damasco. Attraversa in continuazione la frontie­ra dal Libano alla Siria, dalla Siria al Libano, per quelle vie che dice «essere meno peri­colose delle altre». Anche lui, come gli 11 frati rimasti in Si­ria, è stanco. E più che con­tento di lasciare il posto al nuovo frate che ora lo sosti­tuirà: padre Simon appunto. Ancora prima di parlare del­la situazione recita un pro­« verbio in arabo, che poi ten­ta di tradurre in un italiano stentato: «La guerra sta bru­ciando il verde e il secco». Ovvero, tutto.
Per due anni padre Halim è stato l’intermediario tra i be­nefattori della Custodia e i frati siriani. Ha portato sol­di, medicine, viveri. «Quan­do avevo la possibilità, arri­vavo alla frontiera siriana, e lì mi aspettavano persone di fiducia che mi garantivano la sicurezza del passaggio. Ma una volta in Siria, dovevo sta­re molto attento». Alcune zo­ne del Paese sono off limits anche per lui. «Da quasi due anni non posso andare nell’Oronte, e ad Aleppo, è troppo pericoloso. Da un an­no non ho più notizie dei fra­ti che vivono lì. In quei con­venti manca acqua, elettri­cità e il telefono, le uniche notizie che mi arrivano sono di alcuni amici siriani fidati che riescono in qualche mo­do a portare loro qualche sol­do e dei viveri». E nonostante tutto continua l’opera di una decina i frati rimasti ad Aleppo, nel con­vento di Sant’Antonio di Pa­dova, ad Azizieh, dove so­pravvive la parrocchia latina sotto la responsabilità di pa­dre Georges. E poi a Dama­sco, al memoriale San Paolo e a Salhieh, poco vicino.
Le case francescane di Lat­takiah, a Kanyeh, vicino al Li­bano, completano la mappa di questa oasi di carità. Ogni convento ospita circa 100 fa­miglie, fornisce mense e me­dicinali per migliaia di per­sone, a volte paga l’affitto di casa a chi non ha più mezzi. Padre Halim ha assistito an­che a casi di conversione for­zata. Ai cristiani rapiti viene data una scelta: «O ti converti all’islam, o lasci il Paese. Mol­ti li ritroviamo in Libano, per­ché hanno preferito lasciare la casa e tutto quello che a­vevano piuttosto che rinne­gare la propria fede». Aalla ri­volta i cristiani non piaccio­no. Gli insorti, in particolare le frange jihadiste, sognano la nuova Siria senza di loro. I religiosi francescani se n’e­rano già accorti quando ave­vano ammazzato padre Mourad, qualche mese fa.
La più recente conferma è il ca­so di Maalula, luogo simbo­lo della cristianità ostaggio dei jihadisti. «Ai frati è chie­sta la testimonianza fino al martirio, lo sanno», dice con­sapevole Halim. Ma riman­gono lì, fedeli alla vocazione francescana di aiutare tutti. «Se i frati decidessero di an­dare via, per i cristiani sa­rebbe un duro colpo. Non a­vrebbero più un punto di ri­ferimento ». E vivere in quel­la terra, che è la loro terra, è segno di speranza per tutti. «Se i frati continuano a stare lì, allora anche tutte le per­sone aiutate – e sono tante – continueranno a vivere con loro. Perché quando questa guerra inutile sarà finita, al­lora tutti dovranno rimboc­carsi le maniche per rico­struire il Paese devastato». Il custode, padre Pizzaballa, intervenendo nei giorni scorsi ha dichiarato: «La que­stione siriana è delicatissima e i civili sono inermi davan­ti alla ferocia di quanto sta accadendo; la preghiera è u­no strumento indispensabi­le ma è urgente sostenere la popolazione, sfiancata dal massacro». È possibile aiu­tare la Custodia in Siria tra­mite la Ong Ats Pro Terra Sancta​.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: