venerdì 7 febbraio 2020
Verso la modifica della legge: non solo i parenti ma qualunque cittadino indiano, compresi gli emigrati, potrà ricorrere alla madre surrogata Mentre il compenso sarà «opzionale»
Il premier indiano, del partito nazionalista indù, Narendra Modi

Il premier indiano, del partito nazionalista indù, Narendra Modi - Reuters

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I nazionalisti del Bharatiya Janata Party (Bjp) cercano di annacquare il divieto di utero in affitto. Questi erano la maggioranza nell’apposita commissione della Camera alta del Parlamento indiano, quella degli Stati (Rajya Sabha), incaricata di esprimere le proprie raccomandazioni sulla “Legge per la (regolamentazione della) surrogata 2019”. L’organismo era stato creato lo scorso 21 novembre, dopo che da diverse parti erano state sollevate eccezioni sul testo approvato l’agosto precedente dalla Camera bassa. Dopo anni in cui l’India è diventata la “centrale” mondiale della maternità su commissione, la legge in discussione è stata modificata più che per tutelare la dignità delle donne, per adeguarsi al nazionalismo del premier Narendra Modi.
I cambiamenti suggeriti – e, con ogni probabilità, presto approvati dato il sostegno del partito al potere – sono rilevanti e implicano una svolta rispetto allo spirito iniziale della legge.
La versione precedente prevedeva, oltre al blocco di ogni commercializzazione della pratica, la possibilità di usufruirne solo tra individui uniti da rapporti di parentela e, comunque, solo nei casi in cui la madre surrogata avesse già affrontato due gravidanze, fosse sposata, con un’età compresa tra 25 e 35 anni e, in cambio della disponibilità, non avesse alcuna contropartita economica salvo la copertura di eventuali spese per trasferimenti necessari, mantenimento durante la gravidanza, vestiario e conti dell’ospedale. La commissione ha proposto, anzitutto, la sostituzione di «parente stretto» con quello di «donna che esprima disponibilità» per quanto riguarda l’ambito di ricerca di una madre surrogata. L’età si alza all’intervallo tra 35 e 45 anni. E offrirsi anche donne single, divorziate e vedove. Sebbene sia mantenuto il bando per il “turismo della surrogata”, le mamme in affitto possono essere reclutate anche da «persone di origine indiana», quindi indiani della diaspora. Ancora, la commissione raccomanda che il periodo coperto da una apposita assicurazione per le madri surrogate passi da 16 a 36 mesi. Il compenso diventa opzionale.
La motivazione ufficiale delle modifiche, fornita dai nazionalisti, è evitare che regole troppo rigide impediscano a molte coppie di avere figli, in un Paese dove il tasso di infertilità è del 15 per cento.
Resta il divieto di accedere alla pratica per le coppie di fatto, gli omosessuali, i single, gli stranieri. E l’obbligo al matrimonio da almeno cinque anni per le coppie senza figli. Queste ultime, però – in base alle indicazioni della commissione – non dovranno fornire un certificato medico che attesti l’infertilità.

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