mercoledì 18 settembre 2019
Cardiopatico, è stato rilasciato su cauzione dopo l'appello di un parlamentare. Resta in cella il catechista. Manifestazione di 3mila tribali contro l'intolleranza nei confronti dei cristiani
(Ap)

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È stato rilasciato su cauzione don Binoy John, il sacerdote cattolico arrestato quasi due settimane fa nello Stato indiano del Jharkhand con l’accusa di conversioni forzate e occupazione illegale di terreni. I giudici hanno accolto la richiesta dei legali per motivi medici. Resta invece in cella Munna Hasda, il catechista arrestato con lui il 6 settembre scorso. Con loro era stato fermato un secondo sacerdote, subito rilasciato. Lo rende noto Asia News.

Don Binoy, 42 anni, con problemi cardiaci, era stato trasportato all’ospedale distrettuale per accertamenti medici il 16 settembre e lì il giudice ha concesso la liberazione. È originario del Kerala ma lavora nella diocesi di Bhagalpur da quattro anni, dove gestisce il centro di preghiera a Rajatha. Secondo Dean Kuriakose, membro del Congress Party, il sacerdote «è rimasto vittima di alcuni locale che cercano di accaparrarsi le terre dei tribali». Il parlamentare, preoccupato per le condizioni di salute del sacerdote, aveva lanciato un appello al ministro dell’Interno e alla Commissione nazionale per i diritti umani.

In favore della sua liberazione, e di quella del catechista, si era espresso anche il cardinale George Alencherry, arcivescovo maggiore della Chiesa siro-malabarese (uno dei tre riti della Chiesa cattolica indiana). Il porporato condannava le modalità con cui è avvenuto l’arresto, con gli indagati prelevati dalla loro residenza senza essere informati sui capi d’accusa. Inoltre contestava l’iniziale rifiuto della cauzione da parte dei giudici, evidenziando: «È chiaro che dietro ci sono persone che non sono contente delle attività sociali e educative dei missionari tra gli abitanti del villaggio». I fatti sono avvenuti nella missione di Rajdaha, nel distretto di Godda, diocesi di Bhagalpur.

Intanto ieri almeno 3mila persone, in maggioranza tribali, hanno manifestato contro un altro recente episodio d’intolleranza nei confronti dei cristiani del Jharkhand: l’attacco compiuto da 500 radicali nazionalisti indù al college gesuita di Mundli, saccheggiato e devastato dopo che un alunno tribale che replicato a un insulto da parte di un altro studente. Lo riferisce sempre Asia News.

Nel 2017 il Jharkhand ha varato una legge anti-conversione che prevede fino a tre anni di carcere e una multa di 50mila rupie (600 euro) per chi pratica conversioni forzate al cristianesimo attraverso l’inganno, l’offerta di soldi e la persuasione. Le pene aumentano in caso di conversione di tribali e ragazze. Secondo la Chiesa locale, però, la legge non vuole punire le conversioni estorte con la forza, ma le conversioni in generale, colpendo nello specifico le opere dei cristiani in favore di poveri, emarginati e indigeni.

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