giovedì 9 novembre 2017
Il dolore dei vescovi Bokalic e Martinez. La regione settentrionale, tra le più povere del Paese, è al centro di un conflitto per la terra tra contadini e latifondisti
La parrocchia di San Isidro Labrador

La parrocchia di San Isidro Labrador

L’hanno imbratta, devastata e, infine, incendiata. Il brutale attacco alla chiesa di San Isidro Labrador di Santiago del Estero ha provocato un forte impatto nell’opinione pubblica argentina. «Il nostro impegno come Chiesa è annunciare e promuovere il Regno di Gesù, che è Giustizia, Verità, Amore senza esclusione, dando priorità ai poveri, che sono i preferiti da Dio. Vogliamo essere luogo di incontro tra tutti, per servire la causa della pace, che è un bene supremo a cui anela il cuore umano. Respingiamo ogni atto di violenza che ferisce la convivenza e attenta alla vita delle persone», ha detto il vescovo, monsignor Vicente Bokalic, nel messaggio scritto alla comunità all’ausiliare, monsignor Enrique Martínez Ossola e diffuso da “Fides”. All'alba di domenica, le fiamme hanno causato la totale distruzione della sacrestia e del materiale che vi era custodito. Solo la pronta chiamata dei vicini ai pompieri ha impedito che le fiamme si estendessero. Non si conoscono i responsabile del crimine. La chiesa di San Isidro e il suo parroco, padre Sergio Raffelli, svolgono un intenso lavoro sociale a sostegno dei più deboli. Negli ultimi mesi, il sacerdote aveva sostenuto le rivendicazioni dei contadini nella disputa con alcuni latifondisti locali. Quello della concentrazione della terra, soprattutto in questa regione tra le più povere del Paese, è uno dei nodi storici della regione di Santiago del Estero. Ora, però, i conflitti territoriali stanno diventando particolarmente violenti, con il moltiplicarsi di azioni di intimidazioni da parte di gruppi paramilitari.

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