mercoledì 20 aprile 2016
L'allarme dei missionari. L'Onu: una catastrofe. A causa della prolungata siccità il Paese più povero del mondo ha dichiarato il suo stato di calamità. Padre Gamba: «I contadini hanno perso tutto, servono aiuti per sostenere i più deboli».
Il Malawi dei granai vuoti: milioni a rischio fame
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«I ragazzi non vanno più a scuola, la fila della gente che viene a chiedere qualcosa da mangiare è diventata quotidiana. E non è che l’inizio. Il mese di giugno porterà a una mancanza di cibo che non si sperimentava da generazioni». Vive in Malawi da quarant’anni padre Piergiorgio Gamba. Eppure forse mai i suoi occhi hanno visto tanta disperazione. Perché in quello che già un anno fa Banca mondiale classificava come il Paese più povero al mondo, El Niño ha colpito in maniera brutale: la siccità ha inaridito i campi, bruciato i raccolti, ridotto alla fame milioni di persone. Una settimana fa il presidente Peter Mutharika ha dichiarato lo stato di calamità nazionale. Il Malawi è così diventato il secondo Paese della regione a “certificare” anche politicamente ciò che è sotto gli occhi di tutti: di cibo non ce n’è. Non è colpa dei contadini. Circa l’80% della popolazione dipende da un’agricoltura di sussistenza su piccola scala. «Come gli scorsi anni tutti hanno zappato i loro campi fino sulle montagne, hanno seminato a uno a uno tutti i chicchi di grano che avevano messo da parte – spiega padre Gamba, missionario monfortano –. Si sono indebitati per comperare il fertilizzante molto costoso e quando i primi monsoni sono apparsi all’orizzonte si sono ritenuti fortunati. Ma le piogge sono venute e andate come un’altalena e i piccoli germogli sono inariditi. I contadini non si sono arresi e hanno ricominciato tutto daccapo, e ancora fino a quattro volte, per poi cedere. Hanno perso le sementi e il fertilizzante, vanificato una lunga stagione di lavoro per un granaio vuoto. Tristemente si ripetono: è stata la mancanza di pioggia continua nella stagione più calda dell’anno, che per mesi interi ha anche superato i 40 gradi, a regalarci un domani da fame». Secondo David Orr, portavoce per l’Africa meridionale del Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam), «la situazione è abbastanza catastrofica e crediamo che il peggio debba ancora arrivare. Ci vorrà molto tempo prima che ci possa essere qualche miglioramento». Due mesi fa il Pam aveva avvertito che il Malawi era sull’orlo del baratro. Il prezzo del mais, il principale alimento di base, era già salito del 60% rispetto alla media degli ultimi tre anni. «Il Malawi consuma 3 milioni di tonnellate di grano all’anno, è il cibo quotidiano per grandi e piccoli – evidenzia padre Gamba –. Per anni non è stata ascoltata la richiesta di diversificare la produzione agricola. Ora la lezione pesantissima che porta la fame sta insegnando a seminare tutto quanto è commestibile e sopravvive all’aridità del terreno, come facevano gli africani prima della comparsa del granoturco: patate dolci, soya, e tutte le verdure che si erano messe da parte. Ma questo servirà per la prossima stagione delle piogge che arriverà solo a fine d’anno. Per ora è la fame». Attualmente il Pam si occupa di aiutare quasi tre milioni di persone su una popolazione totale di circa 17 milioni di abitanti. Sono 23 i distretti del Paese, sui 28 totali, a essere stati colpiti dalla siccità, arrivata per giunta dopo una stagione di raccolti scarsi e pesanti inondazioni che avevano devastato ampie regioni lo scorso anno. La crisi si aggrava di giorno in giorno. Gli ospedali hanno ridotto i pasti ai pazienti, mentre sono centinaia i detenuti a cui è stata concessa la grazia, perché le autorità non riescono a garantire la razione quotidiana di polenta e fagioli ai 15mila carcerati.  La missione monfortana di Balaka, nel Sud del Paese, fa il possibile, anche grazie ai progetti di adozione a distanza che garantiscono un sostegno a centinaia di famiglie. «Servono aiuti alimentari e di prima necessità», oltre a fondi «che permettano di acquistare e distribuire cibo ai più poveri, agli orfani e agli ammalati – sottolinea padre Gamba –. Con il mese di giugno arriva anche l’inverno e il freddo aumenterà ulteriormente la povertà degli ultimi del nostro villaggio». 
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