martedì 11 novembre 2008
Il cardinale George ha aperto l'assemblea plenaria: "Dovrà tener conto del bene comune, che non può incarnarsi in una società in cui coloro che attendono di nascere possono essere uccisi legalmente". Ma intanto il primo giorno alla Casa Bianca il neo presidente cancellerà il divieto di test sulle cellule staminali embrionali e le limitazioni all'aborto.
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«Il presidente eletto ha di fronte a sé sfide straordinarie e nel rispondere dovrà tener conto del bene comune, che non può incarnarsi adeguatamente in una società in cui coloro che attendono di nascere possono essere uccisi legalmente». È stato un segnale di apertura al dialogo ma di fermezza sulle priorità inequivocabili della Chiesa cattolica quello che inviato ieri dal cardinale Francis George a Barack Obama. Il presidente della conferenza episcopale americana parlava da Baltimora, dove si è riunita ieri l'assemblea plenaria autunnale dei presuli statunitensi. E dalla riflessione sugli effetti delle elezioni appena concluse è scaturito il forte richiamo inserito da George nella sua prolusione. La nuova amministrazione può aspettarsi una forte collaborazione da parte della Chiesa sulla giustizia razziale, che è, ha detto il cardinale, «uno dei pilastri della nostra dottrina», e sulla giustizia economica, «specialmente nei confronti dei poveri». Ma «non si può trovare terreno comune se si distrugge il bene comune», ha detto il cardinale. Il nuovo presidente non può dimenticare dunque che la giustizia non è completa in una società che permette l'aborto. Più di un quarto degli americani si dice cattolico, e molti hanno dato il loro voto a Obama. I vescovi Usa fanno dunque notare al neo-eletto che la fiducia in lui riposta da tanti cattolici non è un assegno in bianco: «Possiamo essere grati alla coscienza del nostro Paese " ha sottolineato George " che si è sviluppata al punto che a Barack Obama non è stato chiesto di rinunciare alla sue eredità razziale per poter essere presidente, allo stesso modo in cui a John Kennedy venne chiesto di promettere che la sua fede cattolica non avrebbe influenzato la sua prospettiva e le sue decisioni una generazione fa. Non siamo però ancora arrivati al punto in cui i cattolici vengono considerati partecipanti completi della vita pubblica se non accettano di mettere da parte alcuni insegnamenti cattolici fondamentali». Il monito del cardinale George non poteva essere più puntuale. Proprio mentre i vescovi convergevano sulla città alle porte di Washington per la loro assemblea, infatti, i 40 esperti di Obama che stanno organizzando la transizione alla Casa Bianca preparava una serie di ordini esecutivi che il nuovo presidente potrà firmare lo stesso 20 gennaio, giorno del suo ingresso nello Studio ovale. Ordini che smantelleranno altrettanti decreti emessi da George W. Bush e che ribalteranno la posizione del governo americano in molti ambiti. E nel lungo elenco delle misure che verranno cancellate ci sono una serie di barriere a protezione della vita erette negli ultimi otto anni dall'amministrazione repubblicana. John Podesta, l'ex capo di gabinetto di Bill Clinton che guida il team della transizione di Obama, ha confermato infatti che in cima alla lista c'è una delle prime decisioni di Bush: quella dell'agosto 2001 sulla limitazione del finanziamento federale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Le restrizioni non sono mai state tradotte in legge e risulterà facile, per Obama, rimuovere con una semplice firma gli ostacoli alzati da Bush a difesa degli embrioni.Un'altra iniziativa attesa da Obama è la ripetizione di uno dei primi gesti presidenziali di Clinton nel 1993: annullare le restrizioni che vietano alle organizzazioni internazionali che ricevono fondi federali americani di offrire in altri Paesi l'aborto all'interno dei propri servizi. Bush reimpose le restrizioni e ora Obama dovrebbe tornare sulla linea clintoniana. Nell'elenco delle decisioni in arrivo, molte riguardano invece il settore energetico e la tutela del clima. Senza dover ricorrere al Congresso, infatti, il nuovo presidente può bloccare le trivellazioni petrolifere ordinate da Bush in Utah e dare il via libera a un piano della California (bloccato dall'attuale amministrazione) di rendere obbligatorio un taglio di un terzo delle emissioni di anidride carbonica da parte dei veicoli entro il 2016. Obama potrebbe anche varare un Consiglio nazionale per l'energia alla Casa Bianca, che segnali come la questione energetica sia considerata strategica al pari della sicurezza. Tutti temi sui quali i vescovi americani resteranno vigili, invitando i legislatori cattolici «a seguire le indicazioni della loro fede», nel decidere come giudicare le linee politiche della nuova amministrazione. I vescovi, ha detto infatti il cardinale George, rispettano i politici cattolici ma li esortano a tener conto della dottrina cattolica.
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