sabato 15 giugno 2019
Per ora ha vinto la piazza dopo le manifestazioni di domenica e mercoledì. La norma è stata rinviata sine die dalla governatrice Lam. Ha pesato l'allarme per i capitali in fuga
Oltre un migliaiao le madri dei manifestanti in piazza contro il governo di Hong Kong (Ansa)

Oltre un migliaiao le madri dei manifestanti in piazza contro il governo di Hong Kong (Ansa)

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La piazza, per ora, ha visto. Il governo di Hong Kong ha annunciato la "sospensione" sine die del dibattito sulla controversa legge sulle estradizioni in Cina. Lo ha annunciato la governatrice Carrie Lam, motivando la mossa "alla luce di quanto successo e, come governo responsabile", in riferimento alle proteste di domenica e agli scontri di mercoledì tra polizia e manifestanti. E la minaccia di scendere di nuovo in piazza domani per una manifestazione ancora più imponente.

La decisione del governo dell'ex colonia britannica, tornata nel 1997 sotto il controllo della Cina, sarebbe stata presa dopo che i funzionari di Pechino che gestiscono gli affari della città hanno avuto un riunione nella confinante Shenzhen durante la quale si sarebbero discussi - riporta oggi il South China Morning Post - i pro ed i contro delle diverse opzioni: sospensione della legge, suo ritiro oppure la possibilità di andare avanti nonostante le proteste di piazza e le critiche internazionali.

La leader dell'amministrazione di Hong Kong, Carrie Lam, si è detta "rammaricata" per le forti critiche piovute sugli emendamenti alla legge sull'estradizione, che hanno provocato forti proteste nella città semi-autonoma cinese nell'ultima settimana. Ha però escluso il ritiro completo degli emendamenti alla legge sull'estradizione. "Abbiamo rattristato e deluso molte persone. Anch'io ero rattristata a ho provato rammarico", ha dichiarato in conferenza stampa."Accetteremo umilmente e sinceramente le critiche e miglioreremo". "Dobbiamo ancora tappare le scorciatoie legali, quindi in questa fase non penso che la legge possa essere ritirata". Nel suo discorso alla stampa, Lam si è anche impegnata a mettere in atto una migliore comunicazione. "Comunicheremo con la società. Ci spiegheremo di più e comunicheremo di più", ha detto in un passaggio del suo intervento. "Il governo ascolterà, con mentalità aperta, le opinioni sulla legge ", ha promesso la leader di Hong Kong.

Più delle proteste ha però potuto il denaro. Lo spettro della nuova legge sull'estradizione spaventa va infatti i più abbienti a Hong Kong, mentre spuntavano i primi milionari (in dollari Usa) preoccupati per i
loro capitali, nel caso in cui passassero gli emendamenti alla norma attuale. La nuova piazza per gli asset dei magnati dell'ex colonia britannica è Singapore: c'è chi ha già mosso oltre cento milioni di dollari da un conto di Citibank a Hong Kong su uno nella città-Stato asiatica, ha scittto l'agenzia Reuters, che cita l'adviser di un tycoon che si ritiene "potenzialmente esposto politicamente". Ma non è l'unico caso:
la fuga dei capitali sarebbe già cominciata. "Stiamo sentendo anche di altri che lo stanno facendo", ha proseguito, anche se nessuno sembra volerlo ammettere pubblicamente, e Singapore "è la destinazione preferita".

La rivalità tra le due città per lo scettro finanziario asiatico non è di oggi: Hong Kong è ancora in vantaggio,
secondo un rapporto di Credit Suisse del 2018, con 853 persone che hanno un patrimonio stimato superiore ai cento milioni di dollari, il doppio di Singapore, ma a cambiare le carte in
tavola è il pericolo che, qualora la nuova legge passasse, l'impatto si farebbe sentire anche sui loro portafogli. Il rischio risiede nell'abolizione delle restrizioni rispetto alla Cina alla legge sull'assistenza legale reciproca, che aprirebbe la strada alla possibilità di "congelare e confiscare gli asset" dei ricercati.
Un portavoce dell'amministrazione guidata da Carrie Lam aveva fatto notare che questa eventualità, la confisca di beni su richiesta dall'esterno, deve essere registrata in un tribunale locale e che può essere contestata per via legale, assicurando che i diritti dei cittadini di Hong Kong e degli stranieri che vivono nella Regione Amministrativa Speciale cinese sono "pienamente protetti dalla Basic Law", la carta che regola il rapporto con Pechino.

Non ci saranno "due pesi e due misure", in sostanza, ma le rassicurazioni non sembravano convincere tutti: le prime richieste di informazioni sull'impatto finanziario della nuova legge erano già arrivate alle grandi banche della città semi-autonoma, e la comunità d'affari di Hong Kong ha già espresso le proprie riserve rispetto alla riforma della legge sull'estradizione. La situazione è "grandiosa per Singapore", ha commentato all'agenzia britannica un avvocato d'affari, Kevin Yam, ma "e un autogol per Hong Kong".

La protesta delle mamme

I cartelli contro le violenze dei giorni scorsi a Hong Kong (Ansa)

I cartelli contro le violenze dei giorni scorsi a Hong Kong (Ansa)

La vigilia dell'annuncio dello stop alla norma sulle estradizioni è stata segnata anche dalla "veglia delle mamme". La "protesta delle madri" ha animato ieri in serata il Central district, cuore di Hong Kong
intorno all'Admiralty, rimasto calmo per gran parte della giornata, dopo le proteste e gli scontri tra polizia e dimostranti dei giorni scorsi. Più di un migliaio di partecipanti a una manifestazione pacifica e diretta a denunciare i metodi usati mercoledì dalla polizia contro le migliaia di persone, in gran parte studenti, che hanno circondato il Parlamento che si preparava a discutere in seconda lettura la contestata legge sulle estradizioni in Cina.
I 5.000 agenti schierati in tenuta antisommossa hanno usato lacrimogeni, fumogeni, spray al peperoncino, cannoni d'acqua e proiettili di gomma per disperdere la folla. Secondo i media locali, ieri sera sono stati scanditi coi megafoni slogan di vario tipo, inclusa la richiesta di dimissioni della governatrice Carrie Lam, che ha promosso e rivendicato la bontà della norma.

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