sabato 7 dicembre 2013
​Intervista al Commissario Onu Guterres: aiutiamo i siriani, dolore per gli eritrei vittime della tratta.
IL RAPPORTO Eritrea, figli venduti (Paolo M. Alfieri)
SOCCORSI 120 migranti siriani
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«Il mio appello, a chi in Europa ha il potere di prendere decisioni, è che permetta ai rifugiati di essere accolti e protetti. I decisori politici ascoltino le parole e seguano l’esempio che papa Francesco ha dato in modo così eloquente con le sue parole, ma soprattutto con la sua visita a Lampedusa». António Guterres è stato appena ricevuto in udienza privata in Vaticano. Dalla sede romana dell’Acnur, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati indica il successore di Pietro come il più autorevole “testimonial” della causa di chi fugge da guerre e persecuzioni e rischia la vita per arrivare su un continente «indifferente se non ostile».Lampedusa ha confermato che la causa dei rifugiati ha un grande alleato.La Chiesa cattolica è sempre stata una voce molto importante in difesa di diritti dei rifugiati e dei migranti. Una voce di tolleranza, di rispetto delle diversità in un mondo indifferente, se non ostile verso tutto ciò che è straniero. In Europa, come nei Paesi in via di sviluppo, c’è una nuova eruzione di xenofobia. Papa Francesco non solo indica quale deve essere la giusta dottrina per la comunità cristiana, ma ne è un testimone personale. Oltre alle prese di posizione, all’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, l’eco più forte è stata sicuramente quella della sua visita a Lampedusa dove ha parlato con chi ha sofferto nel suo Paese, in Siria come in Eritrea, e ha sofferto di nuovo per arrivare in Europa. E poi la visita al Centro rifugiati Astalli a Roma dei Gesuiti. È un impegno personale che amplifica la sua voce, gli dà un altro significato, un’altra forza. E per tutti noi che ci battiamo per i diritti dei rifugiati è un’enorme sostegno e stimolo.La Siria oggi è l’emergenza numero uno.Quello a cui stiamo assistendo è la crisi umanitaria di sfollati e rifugiati più grave, per numeri e condizioni di vita, dalla guerra in Ruanda. Se continua così potrebbe essere la peggiore dalla II Guerra Mondiale. Ovviamente è necessario porre fine alla guerra, una tragedia gigantesca. Purtroppo la capacità della comunità internazionale per la risoluzione di conflitti è particolarmente limitata. Ora è essenziale favorire un massiccio sostegno umanitario ai rifugiati, dando solidarietà anche ai Paesi vicini che li ospitano – Libano, Giordania, Turchia, Iraq – sottoposti a una fortissima pressione. I siriani sono un quarto della popolazione del Libano, un Paese oggi paralizzato politicamente. Sostegno economico, ma anche condivisione dell’onere: vale per i Paesi dell’Europa come per quelli del Golfo. Vanno favoriti programmi di ricongiungimento familiare o reinsediamento. Come fa la Germania con un piano per 5mila siriani trasferiti dal Libano.Altro fronte drammatico il traffico di uomini, venduti dall’Eritrea ai predoni del Sinai.Io credo che gli Eritrei stiano diventando una popolazione globale di rifugiati. La situazione nel loro Paese è tale che in centinaia di migliaia sono costretti a fuggire. Soffrono nel loro Paese, poi nei vari trasferimenti attraverso Sudan, Etiopia, Egitto, finendo in Sinai e Libia vittime di una organizzazione internazionale di trafficanti che tortura, rapisce, uccide per vendere organi. Una tragedia tremenda. La capacità della comunità internazionale di spezzare questa rete è molto limitata, la preoccupazione principale è il contrasto al traffico di droga. Ma non c’è crimine più odioso che il traffico di esseri umani. È assolutamente essenziale che l’Ue faciliti l’ingresso dei rifugiati dall’Eritrea. Dall’Arabia Saudita arrivano notizie drammatiche, 100mila espulsioni di migranti in un mese. Quasi una deportazione. Il mio mandato di Alto commissario per i rifugiati non comprende il respingimento di chi migra in cerca di lavoro. Ma quando non vengono rispettati i diritti dei migranti economici, anche la protezione dei rifugiati è a serio rischio. Mi si spezza il cuore nel vedere respingere persone che cercano una vita migliore. A Gibuti, ho incontrato gruppi di migranti etiopi: arrivati al confine in camion, l’avevano attraversato a piedi e contavano di arrivare in barca in Yemen per raggiungere l’Arabia Saudita. Con loro c’erano diverse ragazze, che rischiavano di subire violenze sessuali. Siamo riusciti a convincerne quattro a rinunciare. Ma gli altri erano risoluti. Nei loro villaggi la povertà era tale – dicevano – che non potevano sopravvivere. L’Europa rifletta.
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