martedì 12 ottobre 2021
Soddisfatto il premier: una "prima risposta multilaterale" alla crisi. Non hanno partecipato la Russia di Putin e la Cina di Xi
Il premier Mario Draghi al G20 straordinario sull'Afghanistan

Il premier Mario Draghi al G20 straordinario sull'Afghanistan - LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

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"Un successo". Una "prima risposta multilaterale" alla crisi. Mario Draghi definisce così il G20 straordinario sull'Afghanistan fortemente voluto dalla presidenza italiana. Al tavolo, riunito in forma virtuale, non partecipano il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping, ma per il presidente del Consiglio ne è comunque "valsa la pena". Non ci sono "particolari motivi di politica estera" a motivare la loro assenza e, in ogni caso, il "coinvolgimento" delle due superpotenze, assicura, "è stato costante" in questi mesi, dal ritiro della missione internazionale da Kabul a oggi.

Gli aiuti umanitari

La priorità, per i grandi della terra, è quella di dare una risposta comune alla crisi umanitaria. "La mia sensazione è che ci sia una forte volontà di agire, di convergere e di agire immediatamente - dice Draghi ai leader - C'è la sensazione che tutti noi siamo convinti che questa sia una vera crisi, una colossale crisi umanitaria, quindi la necessità di agire è immediata perché la situazione sta già peggiorando, e l'inverno sta arrivando". "Invito tutti voi - scandisce il premier - a lavorare insieme per non abbandonare l'Afghanistan. Nonostante le tante differenze che ci caratterizzano, non dobbiamo accettare questa catastrofe". E' proprio la risposta alla "gravissima" emergenza umanitaria che può bypassare le differenze.

I leader del G20 si ritrovano in una "posizione unificata de facto", sotto "l'ombrello" delle Nazioni Unite, cui i capi di Stato e di Governo danno "ampio mandato" per "coordinare" tutte le attività a favore dei cittadini afghani, in raccordo con la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e gli Stati in modo da gestire le risorse nel modo "più efficiente possibile". La Ue, con Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto di sostegno del valore di circa 1 miliardo di euro per il popolo afghano e i Paesi vicini e anche gli Stati Uniti di Joe Biden sono pronti a mettere sul tavolo 800 milioni di dollari, ma c'è bisogno di un "coordinamento".

Focus sui diritti di donne e bambini, istruzione e sanità

Il G20 si impegna quindi a "evitare il collasso economico" dell'Afghanistan, sostenendo il sistema dei pagamenti e quello bancario. Focus anche su istruzione e sanità (non dimenticando il necessario contrasto al Covid19) e fari puntati sui diritti delle donne e dei bambini "per non riportare le lancette indietro a 20 anni fa".

Sicurezza e contrasto al terrorismo

Sulla sicurezza si concentra Biden che insiste sulla "necessità fondamentale" di mantenere alta l'attenzione contro la minaccia rappresentata dal Daesh e garantire passaggi sicuri per i cittadini che vogliono lasciare il Paese. Draghi concorda. Se l'Afghanistan dovesse "diventare di nuovo un rifugio per il terrorismo", ad essere destabilizzato sarebbe non solo il Paese "ma l'intera regione, e forse anche il mondo intero". Di qui la necessità di contrastare la criminalità e lo spaccio di droga, tra le principale fonti di finanziamento degli estremisti.

Corridoi umanitari per i profughi

Quanto ai profughi, spiega il presidente del Consiglio italiano, "c'è una consapevolezza diffusa" che chi vuole uscire dal Paese vada aiutato. "Le Nazioni Unite stanno cercando di ottenere dal governo dei taleban, dal governo afghano, di organizzare dei corridoi" umanitari, assicura. I contatti con i talebani, è la sottolineatura, "sono indispensabili" in chiave umanitaria, "ma questo non vuol dire dare loro un riconoscimento. E' troppo presto", sentenzia. Le istituzioni afghane vanno ricostruite, la comunità internazionale, "nella misura in cui il governo talebano" è disposto ad accettare aiuto", è pronta a fare la sua parte.

Migranti, la Turchia chiede gestione comune

C'è poi il dossier migranti. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dice ai colleghi di non poter "sostenere un nuovo carico migratorio proveniente dall'Afghanistan" e propone una gestione comune dei flussi. Draghi è d'accordo e aspetta la risposta degli altri Paesi. Agire insieme, è il ragionamento, favorevoli al coordinamento di una risposta "a partire da quello che sta succedendo da noi, che siamo stati lasciati molto soli".

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