giovedì 19 settembre 2019
I giudici non hanno ritenuto i tre colpevoli di mancata prevenzione del disastro nucleare del 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e dal successivo tsunami
La protesta degli attivisti fuori la Corte di Tokyo (Ansa)

La protesta degli attivisti fuori la Corte di Tokyo (Ansa)

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Tre ex dirigenti di Tepco, la società che gestiva l'impianto di Fukushima, sono stati assolti da un tribunale di Tokyo nel processo che li vedeva coinvolti nell'ambito dell'incidente nucleare del marzo del 2011 seguito al terremoto di magnitudo 9 che colpì il Paese. In seguito alla scossa, si verificarono fusioni in tre dei sei reattori dell'impianto gestito dalla Tokyo Electric Power Company, provocando una fuga radioattiva di grandi proporzioni. Oltre 18.400 persone morirono in Giappone a causa del terremoto e dell'incidente a Fukushima dell'11 marzo del 2011. L'ex presidente Tsunehisa Katsumata, 77 anni, e i vice presidenti Sakae Muto, 66, e Ichiro Takekuro, 71, erano stati incriminati con l'accusa di non aver attuato le contromisure richieste dopo lo tsunami, causando per questo la morte di 44 persone. Al termine del processo iniziato nel giugno del 2017, i giudici non hanno ritenuto i tre colpevoli di negligenza professionale: se condannati, avrebbero rischiato fino a cinque anni di prigione. Fuori la corte di Tokyo attivisti e sopravvissuti hanno protestato contro la sentenza.

Una colonna di fumo si alza dal reattore 3 di Fukushima (Ansa)

Una colonna di fumo si alza dal reattore 3 di Fukushima (Ansa)

Il processo si è concentrato sulla possibilità che gli ex dirigenti prevedessero il massiccio tsunami prevenendo l'incidente, dato che è stato calcolato che onde di tsunami fino a 15,7 metri avrebbero potuto colpire l'impianto di Fukushima sulla base della valutazione a lungo termine del governo sui rischi di terremoto nel 2002. La stima è stata segnalata a Tepco nel 2008.

Una commissione nominata dal Parlamento giapponese ha concluso nel 2012 che Fukushima “è stato un disastro provocato dall'uomo - che avrebbe potuto e dovuto essere previsto e prevenuto, e i suoi effetti avrebbero potuto essere mitigati da una risposta umana più efficace”. Nel 2016, il governo ha stimato che il costo totale dello smantellamento, della decontaminazione delle aree colpite e del risarcimento sarebbe di 21,5 trilioni di yen (199 miliardi di dollari), ovvero circa un quinto del bilancio annuale del Giappone.

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