sabato 7 luglio 2012
Si sono aperti alle 8 i seggi per le prime elezioni in Libia del dopo-Gheddafi. In molte zone già si notano lunghe code per votare. Lunghe code ai seggi per eleggere il Congresso che scriverà la nuova costituzione.
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Una Libia divisa, dove regnano caos e paura, va alle urne per le prime elezioni democratiche dopo oltre quattro decenni: alle 8 si sono aperti i seggi e in molte zone già si notano lunghe code per votare.
Si vota per l'Assemblea Costituente, un importante passo verso quella democrazia tanto agognata dai libici dopo la rivoluzione che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi. Ma la strada per arrivarci e' tutt'altro che in discesa. Previste il 19 giugno, le elezioni per l'Assemblea Costituente sono state rinviate ''per motivi tecnici e logistici'', e' stata la spiegazione della Commissione elettorale dopo l'annuncio il 4 giugno scorso. Ma a tutt'oggi, neanche quei 18 giorni in piu' sembrano essere stati sufficienti per avviare una macchina elettorale che ha avuto non poche difficolta'. E non sono neanche bastati a dare il tempo ai candidati di farsi conoscere. Oggi si e' chiusa ufficialmente la campagna elettorale: Tripoli e' stata invasa dai manifesti elettorali con i nomi di questo o quel candidato, tra i quali spiccano alcuni volti femminili. Pochi: in base ai dati forniti dalla Commissione elettorale, infatti, le candidate rappresentano solo il 3,4 per cento. I 200 eletti all'assemblea Costituente avranno il compito di redigere e approvare la nuova Costituzione. Tra i candidati piu' in vista, quelli del partito di Giustizia e Sviluppo, ramo politico dei Fratelli Musulmani, il gruppo Al-Watan, guidato da Abdel Hakim Belhaj, ex leader del Gruppo Combattente dei Libici Islamici (Lifg), e la coalizione delle Forze Nazionali, i 'moderati' della nuova Libia, guidata dall'ex premier del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt), Mahmoud Jibril, figura molto popolare nel Paese. Ma a preoccupare gli addetti ai lavori sono i problemi legati alla sicurezza in una Libia, governata dal Cnt, dove la polizia ha molte difficolta' e dove il controllo del territorio resta nelle mani delle milizie armate. Negli ultimi mesi, infatti, in tutto il Paese, si sono registrati scontri armati. La scorsa settimana, in soli tre giorni, almeno 47 persone sono morte in attacchi tribali a Kufra, nella Libia sud-orientale. A Bengasi, capoluogo della Cirenaica e culla della rivoluzione, domenica scorsa uomini armati hanno saccheggiato la sede della commissione elettorale per rivendicare una maggiore autonomia della regione. Dallo scorso maggio gli autonomisti della Cirenaica hanno iniziato azioni dimostrative e chiesto di boicottare le elezioni per fare in modo che venga garantita una maggiore rappresentanza in Parlamento e nelle istituzioni libiche. E oggi, nella citta' di Ajdabiya, a sud di Bengasi, un incendio probabilmente di natura dolosa ha danneggiato un deposito contenente materiale elettorale. Ma tant'e'. Il momento e' storico e il Paese si prepara ad affrontarlo nella migliore maniera possibile nonostante il ''pericolo'' di brogli. Un'ipotesi sul quale oggi e' intervenuto il presidente della Commissione elettorale: ''Sappiamo che potrebbe esserci il rischio di brogli, ma siamo pronti ad assicurare che non ci saranno'', ha detto Nure Al Abaar ricordando anche che per la Libia ''e' un momento storico e non lasceremo che lo rovinino''.
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