martedì 15 novembre 2016
Colpo di spugna della Corte di Cassazione sulle sentenze di condanna a morte per Morsi e per altri 22 leader dei Fratelli Musulmani. Processo da rifare
L'ex presidente egiziano Mohamed Morsi con l'uniforme rossa da condannato a morte (Lapresse)

L'ex presidente egiziano Mohamed Morsi con l'uniforme rossa da condannato a morte (Lapresse) - LaPresse

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La Corte di Cassazione del Cairo ha annullato la condanna a morte dell'ex presidente egiziano Mohammed Morsi. I giudici hanno accolto l'appello presentato dalla difesa e hanno deciso che il processo si deve rifare. La stessa corte ha annullato anche la condanna a morte di altri 22 leader dei Fratelli Musulmani tra i quali la guida suprema Mohammed Badie. L'ex presidente Morsi fu deposto con il colpo di Stato militare del 3 luglio 2013.

La sentenza della Corte di Cassazione si riferisce al processo per "l'evasione dal carcere di Wadi al Natrun" avvenuta nel gennaio 2011 durante la rivoluzione che portò alla caduta del rais Hosni Mubarak. Il processo ha visto imputate 129 persone, tra cui 93 elementi appartenenti al movimento palestinese Hamas, le milizie sciite libanesi Hezbollah, jihadisti ed esponenti dei Fratelli Musulmani, come riporta il quotidiano cairota al Youm7.

Nel gennaio 2015 un tribunale penale del Cairo aveva condannato a morte Morsi, Badie e altri quattro esponenti dei Fratelli Musulmani e all'ergastolo altri 21 imputati. In un altro processo celebrato nel giugno 2015, i giudici convertirono in ergastolo la pena capitale contro Morsi per quanto riguarda il reato di spionaggio. Morsi era accusato di avere collaborato con Hamas, Hezbollah libanesi e pasdaran iraniani per compiere attentati. Badie, imputato in oltre 40 processi, è già stato condannato all'ergastolo in tre casi e a morte in due.

Morsi è sotto accusa anche in altri processi. A giugno di quest'anno è stato condannato all'ergastolo nel processo per spionaggio per il Qatar.

In aula diversi imputati hanno accolto la sentenza mostrando il "rabaa", le quattro dita della mano simbolo della violenta repressione della protesta contro la deposizione di Morsi nel 2013.

La Corte di Cassazione ha inoltre confermato la sentenza della Corte di Assise che il 12 ottobre del 2015 ha rimesso in libertà i figli del deposto presidente Hosni Mubarak, Alaa e Gamal, nell'ambito di un processo per distrazione di fondi pubblici per la ristrutturazione e il mantenimento del palazzo presidenziale.

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