martedì 19 aprile 2011
La Ue: «no» di Helsinki al Fondo salva Stati? Ogni Paese deve rispettare gli impegni presiIl governo scandinavo dovrebbe partecipare al salvataggio di Lisbona con una quota di 1,4 miliardi. Si studia una «spalmatura».
- Per rialzare testa e sguardo di Andrea Lavazza
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IL PERSONAGGIO La corsa del populista senza «etichette»
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Uno spettro si aggira per l’Europa, dopo il voto di Helsinki. La vittoria dei «Veri Finlandesi» e il no del loro capo, Timo Soini, al salvataggio del Portogallo hanno creato ieri panico e agitazione sia a Bruxelles, sia sui mercati finanziari. Un’agitazione alimentata però anche dalle insistenti voci di una possibile ristrutturazione del gigantesco debito greco (325 miliardi di euro, quasi il doppio di quello argentino all’epoca del default del 2001). Insomma un lunedì pesante, proprio nel giorno in cui a Lisbona iniziavano ufficialmente le trattative tra la troika negoziale (Commissione Europea, Bce e Fmi) e il ministro delle finanze lusitano Fernando Teixeira Dos Santos per un’intesa sul prestito di circa 80 miliardi di euro per salvare il Portogallo. L’accordo dovrebbe essere siglato il 17 maggio in occasione dell’Ecofin a Bruxelles e attuato poi dal nuovo governo uscito dalle elezioni anticipate del 5 giugno.A 3mila chilometri di distanza, da Helsinki, Soini è stato duro: «È chiaro – ha detto – che il pacchetto (per il salvataggio del Portogallo, ndr) non resterà così».  Se la Finlandia si sfila, rischia di incepparsi il meccanismo di aiuto. Tanto che, riferisce il Financial Times, si starebbe già studiando come «spalmare» tra gli altri Stati la quota da 1,4 miliardi di euro che tocca alla Finlandia per il salvataggio di Lisbona, sempre che siano d’accordo. A Bruxelles fanno però notare che i salvataggi in seno al meccanismo europeo (Efsf) richiedono l’unanimità, e dunque Helsinki dovrebbe essere comunque d’accordo. Non a caso sempre il quotidiano della City londinese afferma che Bruxelles starebbe studiando se ci sia un modo per erogare il prestito a livello «tecnico» evitando di dover passare per i parlamenti nazionali.«Per quanto riguarda la Finlandia come per qualsiasi stato membro – ha comunque dichiarato Pia Ahrenkilde, portavoce della Commissione – siamo pienamente fiduciosi che rispetterà i propri impegni». La minaccia è seria, visto che il Portogallo da solo non sarà in grado di affrontare le scadenze da 4,9 miliardi di euro in arrivo già a giugno. Il tutto con lo spettro del "contagio" ad altri paesi, anzitutto la Spagna, le cui dimensioni sono ben superiori a quelle dei "piccoli" Grecia, Irlanda e Portogallo. I dubbi sul comportamento di Helsinki hanno alimentato un andamento altalenante dell’euro, che ha toccato un minimo in 11 giorni pari a 1,412 sul dollaro per poi risalire fino a un picco di 1,44 (alla notizia del declassamento degli Usa da parte dell’agenzia di rating S&P) e infine riassestarsi intorno a 1,42 a fine seduta. Non hanno aiutato, peraltro, le rivelazioni del settimanale portoghese Espresso, secondo il quale vi sarebbe una divergenza tra Fmi e Ue sui tassi di interesse del prestito ai portoghesi, che il Fondo vorrebbe più bassi contro la volontà di vari Stati membri dell’Unione. A preoccupare i mercati, però, sono anche e soprattutto le voci sulla ristrutturazione del debito greco, che costringerebbe i creditori a dire addio ad almeno parte dei propri investimenti. L’agenzia Reuters ieri citava fonti del governo tedesco secondo le quali «entro l’estate» si renderà necessaria la ristrutturazione, nonostante il megaprestito da 110 miliardi di euro varato lo scorso anno dai governi dell’eurozona.  Atene nega disperatamente. «Una ristrutturazione sarebbe un disastro», ha commentato il governatore della Banca centrale ellenica, George Provopolous.
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