martedì 14 gennaio 2020
L’accordo per la cessazione delle ostilità è stato siglato dai rappresentanti del governo e delle forze di opposizione: «Ispirati dal gesto del Papa». Impagliazzo: «Passo in avanti significativo»
Il gesto di papa Francesco per la pace in Sud Sudan, davanti al leader dell'opposizione Riek Mechar e al presidente Salva Kir, l'11 aprile 2019 in Vaticano

Il gesto di papa Francesco per la pace in Sud Sudan, davanti al leader dell'opposizione Riek Mechar e al presidente Salva Kir, l'11 aprile 2019 in Vaticano - Ansa/Vatican Media

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Cessazione delle ostilità, da domani 15 gennaio. Dialogo politico accompagnato dalla Comunità di Sant’Egidio, per sciogliere i molti nodi ancora sul tappeto. Libero accesso delle organizzazioni umanitarie, per alleviare le sofferenze della popolazione provata da anni di conflitto e dalle recenti inondazioni. Eccoli i tre cardini della Dichiarazione di Roma sul processo di pace in Sud Sudan, sottoscritto ieri nella sede della Comunità di Sant’Egidio dai rappresentanti del governo e delle forze di opposizione invitate a Roma per la firma. Tutte, comprese quelle che l’anno scorso si erano rifiutate di firmare un altro accordo.

A oltre 8 anni dall’indipendenza, anni insanguinati dalla guerra civile, per il Sud Sudan sembra aprirsi dunque una concreta possibilità di pacificazione. Fondamentali, come riconosciuto ieri più volte da governo e opposizioni, gli appelli accorati di papa Francesco. Culminati nel gesto toccante dell’11 aprile 2019: a conclusione del ritiro spirituale in Vaticano delle massime autorità religiose e politiche sud sudanesi, ideato dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, il Pontefice si chinò a baciare i piedi dei rappresentanti sud sudanesi, tra cui il presidente Salva Kiir e Riek Machar, leader dell’opposizione. Alla conferenza stampa di presentazione della Dichiarazione di Roma sono intervenuti Barnaba Marial Benjamin, capo della delegazione governativa, e Pa’gan Amun Okiech, presidente ad interim del Movimento di liberazione del popolo del Sudan (Splm) e portavoce del Ssoma (l’alleanza degli otto movimenti di opposizione). In mezzo, Paolo Impagliazzo, segretario generale della Comunità di Sant’Egidio. «È un importante e significativo passo in avanti», ha detto Impagliazzo, verso «una pace inclusiva. È il risultato di giornate intense, ma anche di anni di impegno di Sant’Egidio per il dialogo politico».

«Vorrei dire che ci vergogniamo di questa guerra tra di noi – ha detto Pag’an Amum Okiech – ma vogliamo assicurare a tutto il mondo che quel gesto del Papa ci ha ispirato e il suo appello alla prosperità e alla fratellanza fatto per il nuovo anno è un sogno che si avvera». Francesco più volte ha espresso il suo desiderio di recarsi in Sud Sudan. Allo stesso modo anche Barnaba Marial Benjamin, già ministro degli Affari esteri sudanese, ha ringraziato il Papa per l’amore che nutre verso il Sud Sudan: «Ci ha fatto notare come eravamo divisi e ci ha invitato ad accettare ciò che ci unisce e a rifiutare ciò che ci divide». Citando il detto secondo cui «Roma non fu costruita in un giorno», neanche «la pace può essere raggiunta in un solo giorno», ma va costruita «insieme» per il bene del popolo. Una stretta di mano sotto i flash ha suggellato l’avvìo di un nuovo percorso.

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