giovedì 28 novembre 2019
Ucciso anche un residente nell'attacco dei guerriglieri Mai Mai. E' stata attaccata una base dell'Oms. L'organizzazione ha già evacuato una cinquantina di operatori per l'insicurezza crescente
Operatori sanitari in un centro dell'Oms a Beni nel Nord Kivu, Congo Orientale (Ap)

Operatori sanitari in un centro dell'Oms a Beni nel Nord Kivu, Congo Orientale (Ap)

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Continuano gli attacchi agli operatori internazionali nelle zone colpite dall'epidemia di ebola che ha già mietuto, dall'agosto del 2018 ben 2.195 vittime per un rotale di 3.300 casi conclamati. Tre operatori sanitari impegnati nell'emergenza di ebola in Congo e un residente sono morti nell'attacco della notte scorsa da parte di guerriglieri Mai-Mai contro una base dell'Oms nel nordest del Paese: lo ha reso noto un funzionario locale, Salambongo Selemani. Le forze congolesi, ha precisato il funzionario, hanno risposto al fuoco uccidendo un ribelle e catturandone altri due.

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha intantoi trasferito 49 dipendenti dalla regione orientale della Repubblica democratica del Congo (Rdc), colpita da ebola, per le preoccupazioni dovute alla crescente insicurezza. Il trasferimento segue le violente proteste dei residenti arrabbiati dopo l'ultimo attacco di domenica sera in cui sono stati uccisi otto civili a Beni, nel nord-est del Paese. Christian Lindmeier, portavoce dell'Oms, ha reso noto mercoledì la decisione di trasferire i 49 dipendenti, mentre "71 rimangono sul posto per garantire al meglio possibile o almeno il minimo supporto alla risposta contro ebola", ha aggiunto. Le parole del portavoce dell'Oms sono arrivate dopo che due persone sono state uccise in scontri con la polizia martedì, quando i manifestanti hanno espresso con violenza la propria rabbia per i continui attacchi imputabili al gruppo ribelle delle Forze democratiche alleate (Adf), nonostante la presenza dei caschi blu delle Nazioni Unite con la missione Monusco e delle forze di sicurezza della Repubblica democratica del Congo.
Alcuni hanno chiesto alle autorità di intervenire per prevenire tali atrocità o, se impossibile, di lasciare la regione. L'esercito della Repubblica democratica del Congo ha avviato alla fine di ottobre una campagna militare per sradicare le decine di gruppi ribelli che operano nella regione travolta da decenni di instabilità, ma l'operazione non è riuscita a prevenire una serie di recenti sanguinosi attacchi contro civili.
All'epidemia di febbre emorragica si aggiunge poi un'altra malattia, ancora più letale. Un'epidemia di morbillo ha infatti ucciso
quasi 5mila persone nella Repubblica democratica del Congo dall'inizio dell'anno. Lo riporta "Bbc News Africa", aggiungendo
che la malattia contagiosa ha ormai raggiunto tutte le 26 province del Paese. Il ministero della Salute afferma che i casi di morbillo sono stati oltre 240mila da gennaio, rendendo il 2019 di gran lunga l'anno peggiore dell'ultimo decennio. Sebbene quattro milioni di
bambini siano stati vaccinati, gli esperti affermano che meno della metà di essi è stata trattata e non ci sono abbastanza vaccini disponibili. La rete stradale estremamente carente, poi, implica una maggiore difficoltà ad accedere nelle comunità da parte degli operatori sanitari. Questa epidemia di morbillo ha ucciso il doppio delle persone rispetto all'attuale emergenza legata al virus ebola.

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