mercoledì 14 febbraio 2018
Il penitenziario di Qincheng ospita gli alti funzionari caduti sotto la scure della campagna anti corruzione voluta dal presidente cinese se Xi Jinping
Il presidente cinese Xi Jinping: la battaglia contro la corruzione è la sua bandiera (Ansa)

Il presidente cinese Xi Jinping: la battaglia contro la corruzione è la sua bandiera (Ansa)

Le sue mura sono un pezzo di storia della Cina. Un pezzo della storia segreta del Dragone, quella recente, scandita dalle “onde” cicliche delle epurazioni. Oggi il carcere di Qincheng, periferia nord di Pechino, è sovraffollato. A renderlo saturo non sono però prigionieri “qualsiasi”: la struttura ospita i pezzi grossi del Partito comunista, travolti dall’impietosa compagna anti corruzione, bandiera del presidente cinese Xi Jinping. I numeri della campagna sono da capogiro: da quando si è insediato al potere nel 2012, sotto la scure del “nuovo Mao”, sono finiti qualcosa come 1,3 milioni di funzionari, dalle “tigri” alle “mosche”, vale a dire sia i pezzi grossi, sia quelli che occupano i gradini più bassi.

Tra i primi, e tutti detenuti a Qincheng, ci sono l’ex “zar” dei servizi di sicurezza e membro del Politburo Zhou Yongkang e dell’ex astro nascente del Partito comunista e sindaco di Chongqing, Bo Xi Lai. Ebbene, come ha raccontato il quotidiano South China Morning Post, la struttura non ha potuto ospitare i familiari dei carcerati per un pasto come vuole la tradizione. «La prigione di solito consente ai detenuti di più di 60 anni di avere un pasto in cella con un limitato numero di familiari più stretti in vista del Capodanno lunare – ha raccontato una fonte al quotidiano –. Ma quest’anno la prigione ha cancellato la celebrazione con le famiglie, e non solo quello: ha vietato ai visitatori di tutti i detenuti le visite per il Capodanno».

Costruito nel 1958 con l’aiuto dell’Unione Sovietica, il penitenziario di Qincheng è stato da sempre avvolto nella segretezza. Durante la Rivoluzione culturale, arrivano i primi problemi di sovraffollamento. Causa: le purghe. Un leader del movimento pro-democrazia di Tienanmen del 1989, che vi ha “sostato” per dieci anni, ha raccontato «che ogni detenuto era tenuto in isolamento in celle di circa 16-20 metri quadrati». La situazione “ambientale” è migliorata, e di molto, quando sono arrivati i pezzi grossi. «L’edificio a forma di U è stato rinnovato e le dieci celle, su ciascun lato, sono state trasformate in cinque più grandi. Se una delle cinque celle era occupata da un membro del Politburo caduto in disgrazia, le altre quattro della fila rimanevano vuote». Cosa che a Qincheng ora non possono più permettersi.

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