mercoledì 12 ottobre 2011
L’economista Fernandes da Silva denuncia: senza le tangenti, aiutati 3 milioni di bisognosi in più, le case senza acqua potabile né fogne si dimezzerebbero, l’aspettativa di vita crescerebbe di quasi 2 anni e mezzo.
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Sembra una pagina recente della storia del Brasile quella in cui Fernando Collor de Mello, il primo capo di Stato eletto a suffragio diretto dopo 25 anni di dittatura, venne rimosso dalla presidenza. Le accuse di corruzione, evasione fiscale ed esportazione di valuta mosse contro di lui e il suo governo spinsero la Camera dei deputati ad aprire un procedimento di <+corsivo>impeachment<+tondo> nei suoi confronti. Collor de Mello fu destituito il 29 dicembre 1992, e il Senato lo dichiarò incompatibile con gli uffici pubblici per otto anni. Se fosse rapportato al costo della vita di oggi, l’ammontare della malversazione di fondi operata dall’ex presidente e dal suo governo si aggirerebbe intorno al miliardo di dollari. La cifra più alta mai sottratta da un governo democratico in America Latina.Dalla caduta di Collor del Mello e dalle proteste dei carapintadas, che riempirono piazze e lunghe avenidas con il volto dipinto di verde-oro, sono invece passati quasi due decenni e la memoria di quella parentesi drammatica della storia del Paese sembra essersi spenta. Tanto che l’ex presidente continua la sua vita politica, è stato eletto governatore dello Stato dell’Alagoas, oggi è senatore della Repubblica e la piaga della corruzione continua ad essere endemica come prima. A dispetto del miracolo economico, della percezione che sia il Paese del Bric (il gruppo di Paesi emergenti più importanti di cui fanno parte anche Russia, India e Cina) più vicino alla cultura occidentale, il Brasile ha fatto una scoperta recente che ha riconfermato un triste primato: il suo grado di corruzione è così elevato che si aggira intorno ai 6 miliardi di reais (oltre 3 miliardi e mezzo di dollari) l’anno. In sette anni la malversazione di fondi pubblici è stata equivalente all’intero Prodotto interno lordo della Bolivia. Le cifre sono il frutto dell’approfondita ricerca di Marcos Fernandes da Silva, economista della prestigiosa Fondazione Geatulio Vargas, che nel suo calcolo si riferisce alla sola malversazione di fondi pubblici a livello federale, non includendo cioè i 5.565 comuni e municipi brasiliani. «In sette anni, con queste risorse il Brasile potrebbe aumentare da 12,8 milioni a 15,7 milioni il numero di famiglie sostenute dal "Borsa Famiglia", il più importante programma di governo che sostiene economicamente i bisognosi», ammonisce Fernandes da Silva. L’economista, nella sua ricerca, ha studiato anche l’impatto del costo della corruzione sulla salute pubblica: «Se applicassimo la stessa cifra nella sanità e nell’infrastruttura necessaria a garantire condizioni igieniche fondamentali anche ai meno abbienti, le case senza acqua potabile e fogne sarebbero la metà: passerebbero cioè da 25 milioni e mezzo a poco più di 12 milioni, e l’aspettativa di vita della popolazione crescerebbe di 2 anni e 5 mesi entro il 2021».Ma il Brasile non sembra indignarsi quanto il noto economista e raramente si domanda quale è il costo sociale della corruzione. Anche se i recenti scandali hanno spinto migliaia di giovani a scendere in piazza in diverse città per protestare nel giorno dei festeggiamenti dell’indipendenza (il 7 settembre scorso), si è trattato di un’eccezione alla regola dell’apatia generalizzata. Per 8 brasiliani su 10, politica è sinonimo di corruzione e di privilegi; la società però non reagisce e non sembra aver voglia di mobilitarsi per osteggiare quello che pare diventato un vero vizio culturale. In un articolo recente, il quotidiano spagnolo El Pais titolava con una domanda provocatoria: «Perché in Brasile non ci sono indignati?». E annotava: «Di fronte alla corruzione in corso, il Paese è muto. Gli unici capaci di portare due milioni di persone in piazza sembrano gli omossessuali, gli adepti delle chiese evangeliche e coloro che rivendicano la legalizzazione della marijuana. C’è chi pensa che l’apatia dei giovani dipenda da una propaganda (governativa) di successo, in cui il Brasile appare come un Paese invidiato da mezzo mondo. O dal fatto che 30 milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà senza capire, però, che un cittadino europeo di classe media in Brasile continua ad essere considerato un benestante».Commentatori politici, filosofi, sociologi e giornalisti cercano di spiegare il fenomeno della non-indignazione con altri argomenti. C’è chi scrive che i brasiliani sono persone pacifiche, che amano vivere con quello che hanno senza pensare troppo al domani; e soprattutto amano lavorare per vivere e non il contrario. C’è chi sostiene che la corruzione sia una conseguenza anche dell’ingiustizia sociale, che il Paese dovrebbe prima indignarsi perché un docente guadagna dieci volte meno di un assessore e cento volte meno di un deputato, e un cittadino comune va in pensione con 650 reais (450 euro) al mese mentre un dipendente pubblico quando smette di lavorare può ricevere fino a 30 mila reais (13 mila euro) mensili. E c’è, infine, chi ricorda che i sabotatori del denaro pubblico sono stati eletti con libero suffragio, senza però accennare al fatto che il Brasile ha uno dei sistemi proporzionali più perversi al mondo, dove solo il 7 per cento dei deputati federali eletti ha ottenuto la carica attraverso un voto diretto.Il Parlamento brasiliano ha un bilancio superiore a quello di 8 Stati della Federazione: 3,75 miliardi di dollari all’anno. Questa cifra astronomica, che permette di dispensare una quantità di privilegi imbarazzanti per un Paese che ancora combatte la fame, non è però sufficiente a evitare che deputati e senatori siano continuamente al centro di scandali e inchieste. Basti pensare che nelle ultime elezioni regionali, più della metà dei deputati dello Stato di Rio de Janeiro era coinvolto in qualche grave processo: dalla malversazione di fondi alla truffa aggravata, dall’associazione a delinquere ai reati di concussione e corruzione, fino all’omicidio.Il Brasile sarà presto la sesta potenza economica mondiale. Ma è difficile immaginare come in un Paese dove non si salvano nemmeno le merende dei bambini sia possibile trasformare i risultati della formidabile crescita economica in migliori condizioni di vita per la popolazione. Il Brasile ha avuto il grande merito di aver generato ricchezza e traghettato fuori dalla miseria 30 milioni di persone nell’ultimo decennio, ma questo ancora non significa che il Paese sia vicino a una svolta per garantire più giustizia sociale e meno violenza e corruzione.
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