mercoledì 12 giugno 2013
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«Quando si parla di milioni di bambini che vengono forzati a svolgere lavori considerati pericolosi il pensiero vola subito a situazioni lontane da noi. Ma non è necessariamente così. Nonostante lo sviluppo economico e il progresso sociale in Europa, i fatti dimostrano che lo sfruttamento di minori, spesso a livello di lavoro domestico, è un fenomeno in crescita anche da noi». Così Audrey Guichon, direttrice del programma sul lavoro domestico della Ong Antislavery International, Che differenza c’è tra il lavoro domestico minorile nei Paesi in via di sviluppo e in Europa?In molti Paesi in via di sviluppo, vedi per esempio India, Filippine, Perù o Bangladesh, il lavoro domestico minorile è permesso a condizione che il bambino sia in grado di andare a scuola, di lavorare nelle ore stabilite e che non venga abusato. In Europa i bambini che sono costretti al lavoro domestico sono spesso vittime di traffico illegale di minori. Capire quanti siano i minori che arrivano ogni anno in Europa e finiscono con l’essere sfruttati in situazioni di lavoro domestico è difficile perchè questi hanno paura di farsi avanti e troppo spesso le autorità hanno paura a intervenire. Ma sono in continuo aumento, almeno a giudicare dall’allarme lanciato due anni fa dall’associazione “Afruca” (Africans united against child abse) e dal fatto che nella sola Gran Bretagna la polizia ha deciso di affidare a questo problema un intero team chiamato “Operation Paladin”. Si tratta di bambini che giungono soprattutto dall’Africa e spesso dalla Nigeria, accompagnati da amici e familiari che promettono loro una vita migliore ma che poi li schiavizzano e tolgono loro ogni forma di identità. Perchè le autorità sono spesso reticenti a intervenire?Molti degli sfruttatori riescono ad ingannare le autorità dicendo che i bambini sono loro parenti o che il loro modo di crescere i minori in affidamento è legato alla loro cultura d’orgine.Esistono casi in cui è stato possibile mettere in salvo le vittime?In Gran Bretagna ha fatto molto parlare il caso di Lucy Adeniji, una donna di origini nigeriane di 43 anni, diventata la prima persona a essere condannata nel 2011 a undici anni e mezzo di prigione perchè colpevole di traffico illegale di minori ai fini di sfruttamento da lavoro domestico. È stata accusata dopo che le autorità sono riuscite a provare che la donna schiavizzava da sei anni una ragazzina di quindici anni.
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