venerdì 19 marzo 2021
Gli ospedali sono stati bersaglio di incursioni intenzionali e diffuse: una su cinque è occupata dai soldati e solo il 13% funziona normalmente

La guerra non è finita: il governo dell’Etiopia ha lanciato un ultimatum ai leader militari e politici del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) perché si arrendano entro una settimana. Altrimenti l’esecutivo di Abyi Ahmed farà ricorso a «ogni mezzo» per metter fine al conflitto nella regione. Regione del nord dove le strutture sanitarie sono state bersaglio di attacchi intenzionali e diffusi. È quanto testimoniano i team di Medici senza frontiere (Msf) sul campo che hanno visto ospedali e centri di cura colpiti da saccheggi, vandalismo e distruzioni. Quasi il 70% delle 106 strutture sanitarie in cui si è recata Msf tra metà dicembre e inizio marzo sono state saccheggiate, più del 30% danneggiate, mentre solo il 13% funziona normalmente.
La maggior parte delle strutture sanitarie sono state colpite intenzionalmente per bloccarne l’operatività. In molti centri sanitari, come Debre Abay e May Kuhli nel nord-ovest del Tigrai, i responsabili dell’Ong hanno trovato attrezzature distrutte, porte e finestre rotte, medicine e cartelle cliniche a terra. Nell'ospedale di Adwa, le apparecchiature mediche sono state distrutte di proposito mentre la struttura di Semema è stata saccheggiata due volte dai soldati prima di essere incendiata e la sala parto del centro di Sebeya è stata distrutta dai razzi.

Tra le diverse strutture visitate, una su cinque era stata occupata da soldati e alcune rimangono tuttora sotto occupazione armata. A Mugulat, nel Tigrai orientale, i soldati eritrei utilizzano il centro di salute locale come base operativa. L’ospedale di Abiy Addi nella parte centrale della regione, che serve una popolazione di mezzo milione di abitanti, è stato occupato dalle forze dell’Asmara all’inizio del mese di marzo. «L’esercito ha utilizzato l’ospedale di Abiy Addi come base militare e per i propri soldati feriti» afferma Kate Nolan, coordinatrice dell’emergenza di Msf. «In quei giorni – continua – la struttura non era accessibile alla popolazione, costretta a recarsi in centri non attrezzati». La maggior parte delle ambulanze è stata sequestrata da gruppi armati. Solo ad Adigrat sono venti i veicoli medici requisiti con la forza per trasportare merci. In un gran numero di strutture mancano medici e infermieri: molti sono fuggiti per il conflitti, altri rifiutano di lavorare dopo mesi senza stipendio.

Prima dell'inizio della guerra, il Tigrai aveva uno dei migliori sistemi sanitari dell'Etiopia, con postazioni nei villaggi, nei centri sanitari, ospedali nelle città e trasporti funzionanti. Ora tutto è al collasso. Msf ha denunciato la morte di varie donne durante il travaglio per impossibilità di raggiungere i centri medici.
Bastano pochi dati per chiarire il quadro. Negli ultimi quattro mesi, poche donne incinte hanno ricevuto cure prenatali o postnatali e i bambini non sono stati vaccinati, aumentando il rischio di possibili focolai di malattie infettive. I pazienti con malattie croniche come il diabete, l’ipertensione e l’Hiv e i pazienti psichiatrici, sopravvivono senza farmaci salvavita.

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