Pakistan. Asia Bibi, processo rinviato «sine die»


Stefano Vecchia venerdì 14 ottobre 2016
Slitta la sentenza decisiva, prevista per oggi. Uno dei tre giudici della Corte suprema pachistana si è tirato indietro adducendo un conflitto di interessi. Migliaia di poliziotti mobilitati.
Asia Bibi, processo rinviato «sine die»
Dopo giorni di attesa dall’annuncio dell’udienza che avrebbe dovuto decidere la sorte di Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia, ancora una volta un cavillo legale ha portato al rinvio a data da destinarsi del giudizio.A costringere alla sospensione subito dopo l’apertura dell’udienza, la rinuncia del giudice Iqbal Hamid-ur-Rehman, in quanto parte giudicante anche nel processo di secondo grado all’Alta corte di Islamabad nei confronti di Mumtaz Qadri. Quest’ultimo è stato condannato all’impiccagione per aver ucciso, nel gennaio 2011, il governatore del Punjab Salman Taseer “colpevole” di avere sostenuto la libertà per Asia Bibi e una modifica della “legge antiblasfemia”. La sentenza era stata accolta con favore dai chi si oppone al controllo dell’islamismo estremista sul Paese, ma aveva spinto radicali musulmani a scendere in piazza per chiedere l’esecuzione di Asia Bibi e minacciare il governo di ritorsioni se fosse stata assolta e scarcerata. «I due casi – quello di Asia Bibi e di Mumtaz Qadri – sono collegati nella figura di Taseer» , ha spiegato il giudice Rehman e da qui una presunta incompatibilità, che avrebbe potuto essere rilevata anche prima di una udienza considerata non solo essenziale per decidere della vita o della morte dell’accusata, ma anche vista come uno spartiacque per lo Stato di diritto nel Paese.  «Il caso è aggiornato per un tempo indefinito, tuttavia cercherò di fare del mio meglio per attenere una nuova udienza entro fine ottobre, inizio novembre», ha dichiarato Khalil Tahir Sandhu, ministro per i Diritti umani e per gli Affari delle minoranze nel governo provinciale del Punjab e, come avvocato, parte del collegio di difesa di Asia Bibi e presente ieri in aula. Per ragioni di sicurezza, Asia Bibi – in carcere da 2.671 giorni e in attesa da luglio dello scorso anno di un giudizio definitivo sulla sua sorte da parte della Corte Suprema dopo la sospensione dell’esecuzione –, non era presente all’udienza, ma la tensione attorno alla sede della Corte a Islamabad è stata comunque fortissima.Nella capitale sono stati schierati migliaia di agenti di polizia. La pressione verso giudici, governo, avvocati di Asia Bibi e in genere chi si espone nella difesa di accusati per blasfemia, è stata accentuata con una fatwa emessa solo due giorni prima da un gruppo di 150 religiosi vicini ai taleban che chiedevano l’esecuzione immediata della mamma cattolica e degli altri detenuti nei bracci della morte per la stessa accusa infamante. Come segnala all’agenzia Fides dall’avvocato di Asia Bibi, il musulmano Saiful Malook che si è dichiarato sorpreso per la circostanza, «la cancelleria della Corte ha disposto un rinvio: attendiamo nei prossimi giorni la data della nuova udienza». Sorpreso anche Joseph Nadeem, tutore della famiglia di Asia Bibi, in aula a fianco del marito della donna, Ashiq Masih. «È un ostacolo imprevisto: speravamo in una rapida soluzione del caso. Aspetteremo ancora ma non perdiamo la speranza – ha osservato –. Confidiamo in Dio e nella giustizia». «Possiamo solo sperare e pregare che venga presto convocata una nuova udienza e che la sorte di Asia Bibi possa essere decisa presto. Io prego perché sia fatta giustizia e la comunità cristiana in Pakistan prega per la sua liberazione», è il commento del domenicano padre James Channan, che guida nella città di Lahore il Centro per la pace, apprezzata iniziativa di dialogo interreligioso.
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Giorgio Ferrari
Un jihadismo fai-da-te, nascosto tra le pieghe dimenticate dell'opulenta e spesso indifferente Europa, al quale si deve rispondere con ogni mezzo. Evitando l'unico pericolo: assuefarsi