Pena di morte. Usa, in Arkansas eseguita la prima condanna dopo 12 anni


I.Sol. venerdì 21 aprile 2017
Lo Stato americano dell'Arkansas ha ucciso, con un'iniezione letale, Ledell Lee, un uomo di 51 anni condannato per l'omicidio nel 1993 di una sua vicina di casa
(Foto d'archivio)

(Foto d'archivio)

L'Arkansas ha effettuato giovedì la sua prima esecuzione di una condanna a morte dopo 12 anni, nel carcere di Cummins: è stato giustiziato Ledell Lee, 51enne afroamericano condannato nel 1993 per l'omicidio di una vicina di casa. Lunedì 24 aprile sono previste altre due esecuzioni e un'altra il 27 aprile. Mentre gli altri quattro condannati che dovevano essere mandati a morte in questi 11 giorni hanno ottenuto il blocco delle esecuzioni per valutare i ricorsi.

La Corte Suprema ha ribaltato una sentenza di una Corte statale che vietava le iniezioni letali a causa di uno dei farmaci usati nel cocktail, il bromuro di rocuronio, che per alcune case farmaceutiche era stato venduto senza che lo Stato specificasse il suo reale uso.

Nell'Arkansas tutto era fermo dal 2005, soprattutto per il difficile accesso ai tre farmaci utilizzati nelle iniezioni: il bromuro di rocuronio, il midazolam e il potassium chloride. Poi a inizio di questo mese l'annuncio di una serie di esecuzioni: 8 in 11 giorni, a causa della scadenza a fine aprile dell'anestetico midazolamil. Ma non tutti sono d'accordo con la fretta del governatore repubblicano Asa Hutchinson.

In nessuno Stato americano si sono eseguite condanne a morte in un tempo così breve. I numeri più sostanziosi venivano dal Texas con 8 condannati uccisi tra maggio e giugno del '97. Le 8 esecuzioni in 11 giorni annunciate in Arkansas sono considerate troppe per Essie Mae Cableton, sindaco ed ex guardia carceraria di Gould, cittadina a ridosso dal penitenziario, ma anche da altre ex guardie preoccupate per i pesantissimi effetti psicologici che le tante esecuzioni potrebbero avere sui colleghi. Inoltre, fanno notare le associazioni contrarie alla pena di morte, si potrebbe moltiplicare il rischio di errori con il risultato di maggiori sofferenze ai condannati. Lo stesso uso del cocktail di farmaci è messo in discussione visti i precedenti: in passato era capitato che i carcerati impiegassero molto tempo a morire tra dolori atroci. È ancora presente il ricordo della tragica esecuzione di Ricky Ray Rector, avvenuta nel '92 quando governatore dell'Arkansas era il futuro presidente Usa Bill Clinton: 50 minuti per trovare una vena adatta forse a causa del peso del condannato. Un'agonia per Rector, considerato incapace di intendere dopo i gravi danni cerebrali che si procurò, prima del suo arresto, nel tentativo di togliersi la vita sparandosi in testa. Il caso di Rector è stato tra i più controversi degli Stati Uniti riguardo alla pena di morte inflitta a condannati con problemi psichici.

Ma le proteste arrivano anche da quattro case farmaceutiche che avevano espresso preoccupazioni per le modalità con cui il dipartimento carcerario aveva ottenuto il bromuro di rocuronio, sostenendo di essere state tenute all'oscuro, al momentro della vendita, sull'uso reale a cui era destinato. In particolare la McKesson Corporation, distributore della Pfizer, era andata in tribunale denunciando che lo Stato avesse mentito sull'utilizzo della medicina. Ecco quindi lo stop, da parte del giudice dello Stato Wendell Griffen, all'uso del bromuro e, di conseguenza, alle esecuzioni. Oltre al semaforo rosso imposto dalla Corte
statale, un altro giudice aveva fermato l'esecuzione di uno dei condannati con problemi mentali perché incapace di comprendere la punizione impartita e perché i tempi troppo stretti non davano spazio sufficiente per richiedere la grazia.

Ora però tutto è ribaltato nello Stato della Bible Belt (cintura della Bibbia) ovvero l'area conservatrice e religiosa a sud-est degli Stati Uniti a forte maggioranza evangelica. La Corte Suprema ha ribaltato la sentenza della Corte Statale sullo stop per uno dei farmaci usati nelle iniezioni, per la contentezza del governatore repubblicano Asa Hutchinson.

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