sabato 29 giugno 2013
​Campagna di odio sul Web: «Tre frati decapitati dai jihadisti in Siria». Ma era una bugia. Tra le file dei ribelli siriani sono molti i jihadisti affluiti dall’estero e legati al Fronte al-Nusra​.​
Il rogo siriano di Riccardo Redaelli
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La piccola folla grida «Allah Akbar» mentre i telefoni­ni scattano all’impazzata. Poco prima un uomo con giberne e movenze da capo banda, ha proclamato ad alta voce la sentenza: «Sono dei traditori al soldo del regi­me ». Quello messo in rete sul sito “Syrian documents” e ri­preso con mezzi amatoriali, è un agghiacciante festival del­l’orrore. La lama del boia-tagliagole affonda lenta e impla­cabile fino a sgozzare due dei tre imputati ripresi pochi i­stanti prima seduti, le mani legate dietro la schiena. Tutto intorno un brulicare di curiosi, alcuni uomini in ve­sti e barbe nere, mentre la mattanza diventa una macabra “photo oppurtunity”. Due le teste mozzate riconoscibili, mentre un terzo imputato sarebbe risparmiato per “man­canza di prove”.Ferocia davvero difficile da sostenere an­che solo sul Web, mentre la scritta sul sito lancia una pre­cisa accusa: «Esecuzione del vescovo François Mourad a I­blid da parte del Fonte al-Nusra». Mourad, semplice monaco e non vescovo, amico e colla­boratore della Custodia di Terra Santa, ma non frate fran­cescano, in effetti è stato ucciso domenica scorsa a Ghas­sianeh. Nessun gruppo sinora ha rivendicato l’assassinio. L’esecuzione sommaria, stando alla ricostruzione di Radio France International, sarebbe avvenuta dopo un giudizio di un tribunale islamico: l’accusa ai religiosi è di essere «al soldo del regime» perché «nell’agenda di uno di loro com­pariva il numero di un militare dell’esercito siriano».Ore di angoscia, poi la smentita della Custodia di Terra San­ta, dopo aver sentito i frati presenti nella regione di Idlib. «Non riconosco nessuno nel video, credo che abbiano mi­schiato notizie vecchie», commentava il custode, padre Pierbattista Pizzaballa. Un video diffuso per «terrorizzare» i cristiani secondo Andrea Avveduto, della Ong Pro Terra Santa che aggiungeva: «Il cadavere di padre François ucci­so il 23 era integro. I frati escludono vi fosse lui o france­scani tra i decapitati». Il corpo esanime di padre François sarebbe stato sepolto subito dopo l’omicidio al convento di Gassanieh, avvenuto in circostanze ancora poco chiare domenica scorsa. Sul video, che denuncia indubitabilmente crimini di guer­ra di rara efferatezza, poche ore dopo pure una dichiara­zione degli oppositori del regime: si tratta di un documen­to realizzato dal regime di Assad «per gettare discredito sul­la rivoluzione siriana».La Coalizione nazionale siriana, con una dichiarazione diffusa da Istanbul, ha annunciato una inchiesta per accertare il luogo e la data dell’incidente. Nel comunicato il principale cartello dell’opposizione, senza ci­tare il sito “Syrian documents”, sottolinea che il video è sta­to diffuso da «una rete pro-Assad» e annuncia «azioni le­gali » qualora sia accertata una «finzione». Sempre ieri fonti del Patriarcato melchita a Damasco, rife­risce Fides, hanno precisato che a provocare la morte di al­cune persone giovedì nella città vecchia di Damasco non è stato un attentatore suicida contro una associazione cri­stiana, ma il lancio di due colpi di mortaio, caduti in pros­simità della strada principale che attraversa il quartiere di Bab el-Sharqi. L’area colpita dista qualche decina di metri dalla cattedrale greco-ortodossa di al-Maryamiyya e anche dalla sede dell’associazione caritativa sciita Al-Ishane. Ma la dinamica dell’episodio fa ritenere che non si tratti di un attacco mirato a obiettivi religiosi. Guerra civile, anche del­l’informazione.
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