venerdì 20 settembre 2019
Secondo il Washington Post, il presidente Usa avrebbe cercato di manipolare il governo ucraino per favorire la sua rielezione
Il presidente Usa Donald Trump (Ap)

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Sarebbe il presidente ucraino Voldymyr Zelensky il leader straniero al quale il presidente Usa Donald Trump avrebbe fatto la promessa inappropriata che ha allarmato un funzionario dell'intelligence Usa, tanto da spingerlo a presentare denuncia formale. A riferirlo è stato ieri il "Washington Post". Il sospetto è che Trump abbia cercato di manipolare il governo ucraino per favorire la sua rielezione. Oggi si è scoperto anche che Donald Trump avrebbe fatto ripetutamente pressione nella telefonata di luglio al presidente ucraino perché Kiev aprisse un'indagine sul figlio di Joe Biden. Il tycoon sottolineò almeno otto volte a Voldymyr Zelensky la necessità di lavorare col proprio legale, Rudolph Giuliani, per avviare l'inchiesta. Lo ha riferisce il "Wall Street Journal", sottolineando però come - secondo le stesse fonti - Trump non abbia avanzato promesse in cambio della collaborazione ucraina. L'ispettore generale della Intelligence Community Michael Atkinson, al quale è stata presentata la denuncia lo scorso 12 agosto, è stato ascoltato per tre ore dalla commissione Intelligence della Camera a porte chiuse. Atkinson ha rifiutato di svelare l'oggetto della denuncia presentata dal funzionario dell'intelligence dicendo che non era autorizzato a farlo.

Al termine dell'incontro il presidente della commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff, ha avvertito di possibili azioni legali nel caso in cui i funzionari dell'intelligence non condividessero la denuncia del “whistleblower”, termine per indicare i funzionari Usa che violano la riservatezza a cui sono tenuti.

"Un'altra storia di fake news", è come Trump ha liquidato la vicenda su Twitter. La sua smentita non basta però a dissipare i nuovi interrogativi sulla gestione disinvolta delle informazioni sensibili da parte del capo della Casa Bianca: dalla rivelazione della fonte israeliana di un'operazione di spionaggio in Siria durante un colloquio nello Studio Ovale con alti dirigenti di Mosca fino all'evacuazione di un dirigente russo che spiava per la Cia messo in pericolo da un colloquio imprudente del presidente.

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