Del Grande. Pressing su Ankara. Il padre: tocca a noi adesso dargli voce


Marco Giorgetti venerdì 21 aprile 2017
Oggi il reporter potrà vedere il legale. Uno spiraglio per il 35enne reporter rinchiuso dal 9 aprile nel centro di Mugla
Gabriele Del Grande, il reporter trattenuto in Turchia

Gabriele Del Grande, il reporter trattenuto in Turchia

Oggi alle 9 Gabriele Del Grande potrà (finalmente) vedere il suo legale e il console italiano a Smirne, Luigi Iannuzzi. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano che ha ricevuto «assicurazioni » da parte delle autorità turche. Due giorni fa, le stesse autorità avevano impedito al giornalista e documentarista italiano, rinchiuso nel centro di identificazione ed espulsione di Mugla dallo scorso 9 aprile, di riceve la visita della delegazione italiana. Uno spiraglio per il 35enne reporter da giorni in sciopero della fame. La diplomazia continua a muoversi. Il premier Paolo Gentiloni ha auspicato «una rapida risoluzione: stiamo lavorando, in contatto con la Farnesina». Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per la politica estera ha assicurato che l’Europa si è coordinata con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L’Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l’azione dell’ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l’azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche». Nell’unico contatto telefonico avvenuto con la famiglia, Del Grande aveva raccontato: «I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta». In Italia continua la mobilitazione. Una foto di Gabriele sovrastata dalla scritta «Liberatelo!» è stata pubblicata sul sito “sanfrancesco” della comunità dei frati di Assisi. «Raccogliendo le preoccupazioni della famiglia e delle istituzioni auspichiamo che venga liberato al più presto il giornalista Gabriele Del Grande», ha scritto padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento.

«Gabriele ha dato sempre voce a chi non l’aveva. Adesso chiede lui, di farci portatori di una sensibilizzazione pacifica contro questa situazione ingiusta e incomprensibile». Massimo Del Grande, padre di Gabriele riesce a parlare tra il suono continuo dei telefoni di casa. «Sono tutti gli amici e i colleghi di Gabriele, molti giornalisti mi chiamano dall’estero, dai vari Paesi dell’Unione Europea; stanno prendendo forma, una serie di iniziative in tante piazze d’Italia e anche in varie località europee. È una manifestazione di affetto che aiuta molto a lenire la sofferenza e l’ansia dell’attesa». Una vicenda completamente anomala, un arresto mascherato da «fermo amministrativo». Il giovane giornalista lucchese è nel centro di detenzione di Mugla, in isolamento totale e soggetto a interrogatori ciclici quotidiani, che possono durare anche ore, portati avanti da funzionari, del governo, in borghese. Il perché dell’arresto è ancora un mistero, non è stato comunicato dalle autorità turche. Si ipotizza che tutta la vicenda sia nata in relazione al lavoro di ricerca che il giornalista e scrittore italiano sta portando avanti ai confini tra la Turchia e la Siria, nelle zone “calde” dei territori di guerra.

«Gabriele è un professionista meticoloso e appassionato – ci racconta Alexandra D’Onofrio, la sua compagna –, sempre alla ricerca di approfondimenti che possano riuscire a far conoscere i lati più in ombra delle storie. Gli hanno sequestrato tutto ciò che aveva, tutti gli strumenti professionali. Questo fatto ci fornisce già una indicazione chiara». In Turchia, la libertà di informazione ha subito molte restrizioni nel corso degli ultimi due anni. Nel 2015 sono state chiuse diverse testate giornalistiche non in linea con il governo e sono state spente per sempre, per lo stesso motivo, alcune emittenti televisive e radiofoniche. All’inizio del 2016 sono stati licenziati 894 giornalisti, chiusi migliaia di siti web non simpatici al regime di Erdogan e registrate più di 180 aggressioni a giornalisti “troppo indipendenti”. «È una consapevolezza ormai arcinota – continua Alexandra – , che quello che sta subendo Gabriele è prassi che si ripete spesso per i giornalisti in Turchia che lavorano senza tutele dei loro diritti di uomini e di professionisti. Per Gabriele c’è l’impegno costante della Farnesina e del ministro Alfano, che attraverso la diplomazia italiana in Turchia, ha fatto passi ufficiali verso le autorità turche, ottenendo di incontrare stamattina alle 9.00 Gabriele, con una delegazione di cui fa parte sia il console Luigi Iannuzzi che l’avvocato turco».

Sicuramente il 21 aprile sarà un giorno decisivo sia per conoscere i motivi che hanno causato il “fermo amministrativo” sia per sapere quando Gabriele potrà tornare a casa. «È un uomo fantastico anche nella prova – aggiunge Alexandra –, ha lanciato subito un segno pacifico di protesta, ha iniziato lo sciopero della fame contro la soppressione della libertà di informazione. Ringrazio tutti coloro che hanno aderito allo sciopero della fame, come coloro che manifestano nelle piazze d’Italia e d’Europa. Spero che questo riesca a restituirci prestissimo Gabriele, sono qui ad attenderlo insieme ai nostri piccoli bambini (3 e 4 anni), che vogliono riabbracciare il loro papà».

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