giovedì 25 aprile 2019
Un dossier di Amnesty International racconta nome per nome, storia per storia, le 1.600 vittime civili dei bombardamenti di Usa, Gb e Francia contro la roccaforte del Daesh nel 2017
La città devastata (Amnesty International)

La città devastata (Amnesty International)

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C'è una madre, Ayar Mohammed Jasem, che ha perso nei bombardamenti quattro bambini, il marito e diversi altri componenti della famiglia. In un video si dispera, perché uno dei suo figli, ferito, le chiedeva aiuto, ma lei non poteva muoversi perché era bruciata e incastrata tra le macerie e il piccolo dopo ore di lamenti è morto. Sono storie che fanno male quelle che ha raccolto Amnesty International, con fotografie a 360 gradi, brevi video, mappe interattive e documenti nel portale che ha lanciato oggi (GUARDA QUI) insieme ad Airwars. Amnesty documenta la morte di oltre 1.600 civili a Raqqa, in Siria, nei raid della coalizione anti-Daesh guidata dagli Stati Uniti, impegnata da giugno a ottobre 2017 per strappare la città dal controllo del gruppo armato del sedicente Stato islamico.

La mappa degli edifici bombardati (Amnesty International)

La mappa degli edifici bombardati (Amnesty International)

Il portale interattivo, "Retorica contro realtà: come la 'più precisa campagna aerea della storia' ha fatto di Raqqa la città più distrutta dei tempi moderni", presenta "il più completo resoconto sulle vittime civili in un conflitto contemporaneo": ogni vittima è chiamata per nome, con l'età in cui la sua vita si è fermata per sempre, i legami di parentela con le altre vittime, in una drammatica Spoon river siriana.

Un fermo immagine dell'elenco delle vittime civili di Raqqa (dal sito di Amnesty International)

Un fermo immagine dell'elenco delle vittime civili di Raqqa (dal sito di Amnesty International)

"Mettendo insieme i dati raccolti in quasi due anni d'indagini, abbiamo fornito una vivida e brutale descrizione delle oltre 1.600 vite civili andate perdute a causa di migliaia di attacchi aerei da parte di Usa, Regno Unito e Francia e di decine di migliaia di colpi d'artiglieria da parte degli Usa", continua l'Ong.

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Quando l'offensiva cominciò, lo Stato islamico aveva il controllo di Raqqa da quasi quattro anni. Aveva compiuto crimini di guerra e crimini contro l'umanità, torturato e ucciso chiunque osasse opporsi al suo dominio. Come documentato in precedenza da Amnesty International, dall'inizio degli attacchi della coalizione i miliziani dello Stato islamico usarono i civili come scudi umani, minarono le uscite dalla città, istituirono posti di blocco per limitare gli spostamenti della popolazione e spararono a chiunque cercasse di fuggire.

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La coalizione occidentale, spiega ancora Amnesty, ha ammesso l'uccisione di 159 "vittime collaterali" a Raqqa, "il 10% del numero reale, senza condurre indagini o intervistare sopravvissuti e testimoni". Per indurre la Coalizione a prendersi la responsabilità del massacro, Amnesty chiede di inviare una petizione ai responsabili di Usa, Gran Bretagna e Francia. Ai tre Paesi si domanda inoltre di istituire un fondo di compensazione per i superstiti.

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