sabato 26 novembre 2016
L’amministrazione che il neo-eletto capo della Casa Bianca sta componendo potrebbe essere la squadra più ricca della storia, con un patrimonio di 35 miliardi di dollari.
Foto Lapresse

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Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali Usa grazie al sostegno della classe operaia e alla promessa di lottare per gli americani “dimenticati” dal governo. Eppure l’Amministrazione che il neo-eletto capo della Casa Bianca sta componendo potrebbe – secondo le stime di Politico – essere la squadra più ricca della storia, con un patrimonio di 35 miliardi di dollari, una cifra ben lontana dal reddito medio americano di 55mila dollari.

Oltre ai 10 miliardi di dollari dello stesso Trump, ad esempio, la prossima ministro all’istruzione, Betsy De-Vos, conta su un patrimonio di famiglia di 5,1 miliardi di dollari. Ma non basta: si aggiungano poi i 10 milioni di dollari del nuovo consigliere alla Casa Bianca Steve Bannon; i 46 milioni di dollari del neo-nominato segretario al Tesoro, Steven Mnuchin; i 2,9 miliardi di dollari dell’investitore, e probabile segretario al Commercio, Wilbur Ross – che potrebbe avere come vice Todd Ricketts la cui famiglia miliardaria possiede la squadra di baseball Chicago Cubs – e, probabilmente, i 250 milioni di Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts rimane in corsa per la casella chiave di segretario di Stato e potrebbe battere la concorrenza dell’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, visti i contratti di consulenza di quest’ultimo con vari governi stranieri.

All’interno della squadra che sta preparando la transizione, però, sarebbe in corso un’accesa battaglia tra i sostenitori dei due repubblicani, tanto che la spaccatura potrebbe favorire l’ascesa di un terzo candidato che il New York Times ha identificato nei gironi scorsi nel generale ed ex capo della Cia, David Petraeus, anche se tra i possibili candidati si fa il nome del generale John Kelly e del senatore Bob Corker.

Ieri sono state ufficializzate altre due nomine per lo staff della Casa Bianca. La prima è quella della commentatrice di Fox News, Kathleen Troia McFarland a vice consigliere per la sicurezza nazionale. La seconda è quella di Don McGahn come consulente legale. Trump continua a lavorare anche alla raccolta fondi per l’inaugurazione del 20 gennaio – fissando un limite di un milione di dollari per i contributi delle aziende – e sulle relazioni estere. Il premier ungherese Viktor Orban, definendo il miliardario «una persona aperta» ha confermato di essere stato «invitato a Washington».

Capitolo Russia. Il Cremlino ha smentito che ci siano stati contatti tra Mosca e il figlio maggiore del tycoon, Donald Jr., sottolineando come «sia troppo presto» per esprimersi sul governo. Rimane il fatto che il neo-eletto non ha fatto mistero dell’intenzione di allearsi con Putin per risolvere la crisi siriana. Proprio l’influenza della Russia, secondo il Washington Post, avrebbe permesso la vittoria di Trump e danneggiato, con notizie fasulle o esagerate (i cosiddetti fake), la campagna della sfidante Hillary Clinton, tanto che i sostenitori democratici stanno facendo pressione perché contesti il voto.

Un gruppo di ricercatori indipendenti avrebbe raccolto prove dell’abuso di piattaforme tecnologiche Usa da parte di hacker russi. Il loro obiettivo? “Catturare” l’attenzione di 15 milioni di utenti americani di Facebook. E così la candidata dei Verdi, Jill Stein, ha raccolto i fondi per chiedere il riconteggio in Wisconsin, Pennsylvania e in Michigan dove Trump ha vinto di poco.

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