venerdì 15 luglio 2016
Il racconto di un'insegnante milanese a Nizza con la famiglia: ora mi sento una sopravvissuta (Massimo Calvi)
LE TESTIMONIANZE Bambini messi in salvo in un ristorante
«Io, milanese a Nizza: così mi sono salvata»
COMMENTA E CONDIVIDI
Greta C., 46 anni, milanese, insegnante, madre di due bambini di 13 e 11 anni, è in vacanza a Nizza. Giovedì sera avrebbe dovuto trascorrere la serata sulla Promenade des Anglais, come tutti gli anni, con il marito e altre famiglie di amici. Ma all'ultimo momento ha cambiato programma: "Meglio stare tutti a casa", ha detto. Una decisione presa per prudenza, contestata dai figli come spesso avviene in questi casi, ma che le permette di raccontare la tragedia con l'animo di chi si sente sopravvissuto. Questa è la sua testimonianza.«Avevamo prenotato la cena sulla spiaggia, al bagno davanti all'hotel Negresco, per stare insieme e poi assistere allo spettacolo dei fuochi artificiali. Eravamo mio marito e io, i nostri due figli, un'altra coppia di amici con due bambini e una nonna con due nipoti. Ma la situazione non mi convinceva. Già alla dogana avevo avuto una brutta sensazione, con la polizia che ci osservava nelle auto con sguardo minaccioso. Mi sono detta: a cosa serve guardarci male? Poi a Nizza ho avuto la sensazione di un Paese sotto assedio. Per tutto il giorno ho visto passare auto e moto della polizia, in continuazione, su e giù per il lungomare. Non c'era un bel clima. Non so come spiegarlo, ma tutta questa esibizione di forza pubblica mi trasmetteva più ansia che sicurezza. Così nel tardo pomeriggio ho telefonato e disdetto la cena che avevano prenotato gli amici. Non è stato facile convincere tutti. Era previsto lo spettacolo con i fuochi artificiali... i bambini volevano fare il bagno dopo i botti. Insomma, la solita festa. Ma ho pensato agli altri attentati in Francia, alla paura di un'amica che vive a Parigi proprio vicino al Bataclan, ai tanti foreign fighters che sono partiti proprio da qui, alla folla che ci sarebbe stata. Così ho imposto a tutti una cena a casa. Quando alle 23 gli amici sono usciti per tornare nelle loro case proprio sul lungomare - noi abitiamo un paio di isolati dietro - si sono trovati di fronte l'orrore e sono corsi a rifugiarsi da noi. Siamo rimasti insieme, stretti sul divano fino alle 3 di mattina a seguire le notizie, in raccoglimento, a farci forza e a spiegare ai figli cosa stava succedendo. Poi i padri sono usciti a fare un sopralluogo e cercare un passaggio sicuro per rientrare. Sono stati fermati e scortati nelle loro abitazioni dai poliziotti. È stato terrificante, ancora questa mattina c'erano cadaveri in strada. Resteremo qui, non possiamo fare altro. Ovviamente abbiamo paura che possa accadere ancora qualcosa, in un bistrot, in un negozio... Penso in continuazione alle altre famiglie come la nostra che erano in giro ieri sera. È terribile. Ho avuto paura che qualcuno si facesse esplodere nella folla, e questa paura ci ha salvati. Ma mai e poi mai avrei pensato che qualcuno potesse entrare con un Tir nella zona pedonale. È brutto dirlo, ma ora mi chiedo: a cosa servono tutte queste forze dell'ordine in giro se poi uno su un camion può fare tutto questo?».
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: