venerdì 9 novembre 2012
​I referendum che hanno aperto alle nozze gay nel Maine e nel Maryland, due degli Stati più liberal, appaiono come il segno di una svalutazione della famiglia tradizionale. Nello Stato di Washington e nel Colorado non sarà più reato fumare spinelli, ma la legge federale lo proibisce.
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Finora nessun referendum che aveva chiesto direttamente agli elettori se volevano o no definire legalmente un «matrimonio» l’unione affettiva di due persone dello stesso sesso aveva portato al successo dell’agenda gay. Nei sei Stati (Massachusetts, Iowa, Vermont, Connecticut, New Hampshire, New York) dove finora si sono celebrate le nozze civili fra due uomini o due donne, l’ordinamento era stato cambiato dai Parlamenti locali. La novità uscita martedì dalle urne sembrerebbe dunque epocale. Ma, come fa notare O. Carter Snead, docente di legge all’Università cattolica di Notre Dame in Indiana, gli Stati che hanno creato il precedente, Maine, Maryland e, se la conta finale dei voti lo confermerà, Washington, sono noti come liberal. Maine e Maryland in particolare sono due pezzi dell’angolo democratico di Nord-est dove il movimento per i diritti dei gay è nato ed è più forte. Ancora più significativamente, Robert George, docente di giurisprudenza a Princeton, legge i referendum come il segno della prossima svalutazione della famiglia tradizionale negli Stati Uniti. L’autore del libro «Che cosa è il matrimonio?» vi vede piuttosto la pubblica espressione di un dibattito in corso che, a suo dire, è meglio avvenga alla luce del sole e a livello statale. «In questo modo la conversazione non potrà essere tacciata – spiega George – come una disputa fra bigotti da una parte e pervertiti dall’altra. Sarà invece un dibattito fra persone ragionevoli e di buona volontà sulla natura della più basilare unità della nostra società. Questa conversazione nazionale non deve essere conclusa brutalmente da una legge federale che legalizzi il matrimonio gay, bensì deve portare allo scoperto gli argomenti delle due parti e, soprattutto, come difendono razionalmente la loro risposta alla questione fondamentale, senza la quale non si può parlare di riconoscimento legale né di giustizia: Che cos’è il matrimonio?».Washington, spesso all’avanguardia nell’approvare misure controverse, martedì è diventato anche il primo Stato, insieme al Colorado, dove fumare uno spinello non sarà più un reato, sempre che la quantità di cannabis detenuta non superi i 28 grammi (un’oncia). Ma sulla questione delle droghe leggere i tribunali americani non sono per ora disposti a cambiare rotta. La legge federale considera la marijuana una sostanza illecita e ne proibisce l’uso e il commercio, quindi c’è da aspettarsi una serie di ricorsi contro i nuovi statuti, che potrebbero avere vita breve. Inoltre alla radice del risultato si coglie sicuramente più di una tendenza all’edonismo, la determinazione molto «western», come i due Stati coinvolti, di tenere lo Stato lontano dalle scelte personali dell’individuo. Le stesse pulsioni che animano gli americani a difendere in maggioranza il loro diritto di acquistare un’arma senza troppe domande, riemergono in consultazioni come queste. Di maggior peso, per poter intravedere l’immagine dell’America etica che verrà, sembrerebbe il voto della Florida per mantenere costituzionale il finanziamento pubblico delle interruzioni di gravidanza. Per introdurre un nuovo emendamento alla Costituzione occorreva però il 60 per cento dei voti e il valore largamente simbolico ed ipotetico del voto (al momento lo Stato del sole non finanzia gli aborti) ha portato a un elevato numero di schede in bianco.  Più preoccupante, dal punto di vista cattolico, potrebbe apparire la decisione della California di respingere l’opportunità di abolire la pena di morte. Eppure il professor George lo vede come un passo avanti. «Il 47% dei californiani ha detto di no alla pena capitale – spiega il docente – una percentuale più alta dei sondaggi negli ultimi anni e di quel 29% che respinse la pena di morte durante l’ultimo referendum, nel 1979». Anche in questo caso, dunque, il voto è il segno di un dibattito in corso, ma che da anni punta a una direzione chiara: quella di una lenta ma inesorabile erosione dei consensi nei confronti della morte di Stato. La dimostra anche il no che gli elettori del Massachusetts hanno detto al suicidio assistito. «Conferma che l’eutanasia rimane una strada eticamente scivolosa – commenta Snead – dove la maggior parte degli americani non è disposta a mettere piede».
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