mercoledì 6 settembre 2017
Sarà cancellato il programma che protegge dalle espulsioni i giovani arrivati negli Stati Uniti da bambini con genitori irregolari. Lo Stato di New York pronto a fare causa. Obama: scelta crudele
I giovani "dreamers" protestano a Los Angeles contro la cancellazione del programma Daca (Ansa)

I giovani "dreamers" protestano a Los Angeles contro la cancellazione del programma Daca (Ansa)

Il segretario alla Giustizia statunitense, Jeff Sessions, ha annunciato la fine del programma Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), voluto nel 2012 da Barack Obama, che consente agli immigrati senza permesso, entrati da bambini nel Paese, di evitare il rimpatrio e ricevere un permesso di lavoro biennale e rinnovabile. Per Sessions, il Daca è "incostituzionale".

Il dipartimento di Giustizia e quello della Sicurezza interna hanno reso noto che le persone attualmente protette dal Daca "non saranno toccate" dalla fine del programma "prima del 5 marzo 2018, in modo che il Congresso abbia il tempo di trovare le soluzioni legislative appropriate". Confermate, quindi, le indiscrezioni della stampa: Trump ha dato sei mesi di tempo al Congresso per trovare una soluzione per le quasi 800mila persone interessate dal provvedimento.

L’annuncio era previsto per oggi ed era tra i più attesi da milioni di americani in questo primo scorcio di presidenza Trump. Il presidente scarica ora la patata bollente sul Congresso, chiamato a legiferare e ad assumersi la responsabilità finale su un tema così delicato. Trump, intanto, potrà dire di aver mantenuto un'altra delle sue promesse elettorali contro l'immigrazione, recuperando consensi nella sua base di fronte al crollo dei sondaggi.

Durante la sua campagna elettorale, Trump aveva definito il Daca una "amnistia" illegale assicurando che l'avrebbe cancellato una volta alla Casa Bianca. Ma poi aveva tergiversato, riconoscendo la delicatezza della materia e lanciando segnali di ripensamento. "Ci sono alcuni bambini assolutamente incredibili, direi la gran parte, amo questi bambini", si era lasciato scappare.

Alla fine, però, è prevalso il calcolo elettorale, nonostante le dichiarazioni ostili dei democratici, la contrarietà di una parte dei repubblicani e la mobilitazione della Silicon Valley, che ha indirizzato una lettera aperta a Trump chiedendogli di mantenere il programma. A firmare la missiva 350 amministratori delegati, da Mark Zuckerberg a Jeff Bezos, passando anche per Warren Buffet e Mary Barra. C'è anche l'amministratore delegato di Apple Tim Cook, che è tornato a esprimere il proprio appoggio ai dreamer: "Con me ne lavorano 250. Io sto con loro, meritano rispetto e una soluzione che affondi le radici nei valori americani", ha twittato.

Il presidente Usa Donald Trump (Lapresse)

Il presidente Usa Donald Trump (Lapresse)


Il programma Daca è stato creato dall'Amministrazione Obama nel 2012 per proteggere dalle espulsioni i giovani immigrati entrati illegalmente negli Usa che possono dimostrare di essere arrivati prima dei loro 16 anni e di aver soggiornato negli Stati Uniti per diversi anni senza aver commesso crimini. Ha dato a questi giovani un senso di identità e di appartenenza al loro Paese, nonostante la mancanza di documenti. Tutto ciò rischia ora di venir meno.

Il governatore e l'attorney general dello Stato di New York, Andrew Cuomo e Eric Schneiderman, hanno annunciato che faranno causa a Trump. Il predecessore, Barack Obama, ha definito la decisione crudele e contraria alo spirito americano. "I Dreamers sono americani nel cuore, nello spirito, in ogni altro modo a eccezione di uno solo, i documenti", ha affermato l'ex presidente "Colpire questi giovani è sbagliato, perché non hanno fatto nulla di male. È un autogol, perché vogliono avviare nuove imprese, lavorare nei nostri laboratori, servire nelle nostre forze armate e contribuire al paese che amiamo. Ed è crudele", ha sottolineato.

Critiche sono arrivate anche da diversi repubblicani: "Dopo aver preso in giro i dreamers per mesi con discorsi sul suo 'gran cuore', il presidente sbatte loro le porte in faccia", ha twittato la deputata della Florida Ilena Ros-Lehtinen. Una parte dei moderati repubblicani si è detta pronta a cercare un accordo che riconosca uno status permanente ai "sognatori", ha sottolineato il Washington Post.

Non sarà facile trovare l'unità del partito,per lo speaker della Camera Paul Ryan, che aveva chiesto a Trump di non cancellare il programma per consentire al Congresso di risolvere il problema: "Ci sono bambini che non conoscono altro Paese che gli Usa, che sono stati portati qui dai loro genitori e non hanno un'altra casa – è stato il suo commento -. Penso che sia davvero necessaria una soluzione legislativa".

E una iniziativa bipartisan per una legge sui Dreamers è stata annunciata dal senatore repubblicano Lindsay Graham e quello dem Dick Durbin.

Subito dopo l'annuncio di Sessions, centinaia di Dreamers sono scesi per le strade delle principali città degli Stati Uniti per protestare e chiedere una soluzione legislativa che li protegga dall'espulsione. "Da anni lottiamo e questa decisione non ci fermerà. Questo messaggio è per Trump. Non può uccidere i nostri sogni", ha detto Melody Klingenfuss, portavoce del gruppo California Dream Network. I manifestanti si sono raccolti in diversi punti della città di Los Angeles. E proteste si sono tenute anche davanti alla Casa Bianca, dove si sono raccolti attivisti, Dreamers, leader religiosi e difensori dei diritti degli immigrati. Proteste anche a New York, dove diversi giovani hanno provato a bloccare le strade davanti all Trump Tower, e a Miami, dove i dimostranti si sono raccolti davanti alla Freedom Tower.

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