martedì 17 ottobre 2017
Le organizzazioni Anc e Omnium chiamano i cittadini alla mobilitazione. Il 19 ottobre scadrà il secondo ultimatum di Madrid.
La bandiera indipendentista (Ansa)

La bandiera indipendentista (Ansa)

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Le due grandi organizzazioni della società civile catalana Anc e Omnium hanno convocato per questa sera alle 20 una grande concentrazione su Avinguda Diagonal, nel cuore di Barcellona, per esigere la liberazione dei loro presidenti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, arrestati lunedì sera per ordine di un giudice spagnolo per presunta sedizione. Anc e Omnium hanno invitato anche a concentrarsi alle 12 davanti ai luoghi di lavoro per protestare contro la detenzione dei due leader indipendentisti.

I leader delle organizzazioni indipendentiste Omnium cultural e Asamblea Nacional Catalana, sono accusati di avere "promosso" l'assedio alla Guardia civil del 20 settembre: gli agenti stavano compiendo delle perquisizioni nella sede del ministero dell'Economia catalano per impedire il referendum del 1° ottobre sull'indipendenza della Catalogna e i manifestanti che protestavano contro il raid circondarono l'edificio.

Con questa decisione, la giudice Carmen Lamela ha accolto la richiesta che era stata fatta dalla procura. Non ha accolto, invece, la richiesta di arresto che pure la procura aveva avanzato per Josep Lluis Trapero, capo della polizia locale catalana: per lui e per un'altra responsabile dei Mossos, Teresa Laplana, la giudice ha scelto misure cautelari di libertà vigilata, cioè presentarsi ogni 15 giorni per l'obbligo di firma e consegnare il passaporto, con divieto di uscire dal Paese.

"La Spagna mette in carcere leader della società civile della Catalogna per avere organizzato manifestazioni pacifiche. Tristemente, abbiamo di nuovo prigionieri politici", ha commentato su Twitter il governatore della Catalogna, Carles Puigdemont. "Provano a imprigionare le idee ma ci rendono più forte la necessità di libertà", ha aggiunto. Per il reato di sedizione, in Spagna sono previste pene comprese fra 8 e 15 anni di carcere.

Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont (LaPresse)

Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont (LaPresse) - LaPresse

Negoziati nei prossimi due mesi

La spinta secessionista della Catalogna al centro di negoziati per «i prossimi due mesi». Questa la proposta - presentata lunedì, in anticipo rispetto allo scadere del primo ultimatum di Madrid - del presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, che in una lettera inviata lunedì al premier Mariano Rajoy di fatto non chiarisce se ha proclamato o no l'indipendenza ma invita a dialogare per «avviare un percorso negoziale». Il capo del governo di Madrid, Mariano Rajoy, "ha risposto a Carles Puigdemont per lettera", ha fatto sapere nel giro di poche ore la vicepremier spagnola, Soraya Sáenz de Santamaría. Non è noto il contenuto della lettera del premier spagnolo, ma è chiaro che la risposta di Puigdemont non soddisfa in nessun modo il governo di Madrid. La vicepremier spagnola Soraya de Santamaria ha confermato, quindi, che giovedì 19 ottobre alle 10 scadrà la seconda e ultima scadenza dell'ultimatum al presidente catalano Carles Puigdemont, prima dell'attivazione dell'articolo 155 della Costituzione.

Le due richieste di Puigdemont

Nella missiva il presidente della Generalitat avanza due richieste, la prima un'inversione di rotta rispetto «alla repressione contro il popolo e il governo di Catalogna», la seconda la richiesta del dialogo da avviare con una riunione da fissare quanto prima. Nella lettera Puigdemont insiste a più riprese sulla sincerità della sua richiesta di dialogo, «non una dimostrazione di debolezza ma una proposta onesta per trovare una soluzione tra lo Stato spagnolo e la Catalogna», e si dice sorpreso dall'annuncio di Rajoy sul ricorso all'articolo 155: «Mi ha sorpreso» l'annuncio «della volontà del suo governo di attuare l'articolo 155 della Costituzione«. Quindi il presidente catalano insiste sulla necessità di dialogo, chiedendo «che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane, che hanno espresso la volontà di aprire una via negoziale abbiano la possibilità di esplorare» questa possibilità. «Proveremo in questo modo l'impegno di ciascuna delle parti a trovare una soluzione concordata».

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Per Madrid la risposta «non è valida»

Il ministro della Giustizia, Rafael Catala, per primo ha bollato la lettera giunta da Barcellona come «non valida». Il premier Rajoy aveva infatti spiegato che Puigdemont avrebbe dovuto rispondere con un Sì o un No alla domanda se avesse proclamato l'indipendenza catalana: qualsiasi altra risposta ambigua sarebbe stata considerata una conferma della dichiarazione di indipendenza fatta, aprendo la strada alla presa di controllo del governo della regione da parte dell'esecutivo centrale. La vice primo ministro spagnola Soraya Saenz de Santamaria: «Non è difficile dire sì o no, il governo si aspetta che nelle prossime ore Puigdemont risponda con chiarezza» alla richiesta se ha dichiarato o meno l'indipendenza della Catalogna. «Riteniamo che il signor Puigdemont abbia un'opportunità di correggere e tornare alla legalità», ha insistito la vice premier, secondo la quale «nessuno gli nega il dialogo, però il dialogo deve avvenire nel contesto della legge». La vicepremier spagnola ha confermato che, se questa sarà la risposta definitiva della Generalitat, giovedì 19 ottobre alle 10 scadrà il secondo ultimatum al presidente catalano Puigdemont, prima dell'attivazione dell'articolo155 della Costituzione. Il premer Rajoy, ha precisato sempre la vicepremier spagnola, «ha risposto a Carles Puigdemont per lettera questa mattina».


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