giovedì 2 novembre 2017
Dubbi però su possibile legame con l'attentato di Manhattan. Trump: dovrebbe avere la pena di morte, polemiche con i democratici
L'attentatore nelle foto della polizia (Ansa)

L'attentatore nelle foto della polizia (Ansa)

E' cosciente, Sayfullo Saipov, il 29enne uzbeko ritenuto responsabile dell’attentato terrorista che martedì ha ucciso otto persone e ne ha ferite dodici, seminando caos e panico in un’affollata arteria di Manhattan. E si è ripreso abbastanza dal colpo all’addome, con il quale un agente ha fermato la sua furia omicida, da vantarsi del suo atto.

«Avrei continuato a uccidere pedoni e ciclisti»

"Avrei continuato a uccidere, a falciare pedoni e ciclisti" se il furgone che guidava non si fosse schiantato contro uno scuolabus e se il giovane poliziotto Ryan Nash non l’avesse affrontato pensando che le pistole che impugnava fossero vere, avrebbe detto durante un primo interrogatorio in ospedale. «Parla, ride, è contento di quello che ha fatto – ha aggiunto un addetto del Bellevue Hospital citato dai media Usa – è molto soddisfatto». Oltre a raccogliere la testimonianza del sospetto, gli esperti anti-terrorismo del Fbi, coadiuvati dal dipartimento di polizia di New York, stanno ricostruendo i suoi sette anni negli Stati Uniti, dove è arrivato nel marzo 2010 grazie alla lotteria che assegna 50mila green card all’anno ai cittadini di Paesi a bassa migrazione negli Usa.

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Il furgone che ha investito un gruppo di ciclisti (Ansa)

Il furgone che ha investito un gruppo di ciclisti (Ansa)

Trump pensa a Guantanamo: «Merita la pena di morte»

Un colpo di fortuna per l’uzbeko che ha colto l’attenzione di Donald Trump. «Sto cominciando il processo per mettere fine al programma», ha detto ieri il presidente Usa, prima di aggiungere, in una serie di commenti a voce e su Twitter, che è ora di dimenticare la «correttezza politica» sull’immigrazione e di diventare «più duri». «Servono una giustizia più severa e una giustizia più forte per i sospetti per terrorismo – ha continuato il capo della Casa Bianca – quella attuale è uno scherzo, fa ridere. Non mi stupisce che molta di questa roba accada». Il tycoon ha quindi definito l’attentatore di Manhattan «un animale» per il quale prenderà in considerazione l’ipotesi della detenzione a Guantanamo. «Mandiamolo a Gitmo», ha concluso Trump utilizzando l’abbreviazione comune per il carcere cubano. E la Casa Bianca ha subito agito, definendo l’attentatore un «nemico combattente»: dichiarazione che apre di fatto la porta alla procedura penale senza i normali diritti per l’imputato. "Il terrorista di New York era felice quando ha chiesto di appendere una bandiera dell'Isis nella sua stanza di ospedale. Ha ucciso 8 persone, ne ha ferite 12. Dovrebbe avere la pena di morte", ha scritto ieri sera su Twitter il presidente Donald Trump.

Si indaga fra parenti, nel mirino la moschea di Paterson

Anche la moglie di Saipov, la 23enne uzbeka Nozima Odilova che dal sospetto ha avuto due figlie e un maschio, nato quest’estate, e i colleghi del killer stanno parlando con gli investigatori, mentre le forze dell’ordine hanno setacciato la casa di Saipov a Paterson, in New Jersey, e ogni altra dimora negli Usa dove ha risieduto. Allo stesso tempo i genitori e la sorella del sospetto sono stati interrogati in Uzbekistan. Va ricordato che Paterson è la cittadina dove la maggior parte degli attentatori dell’11 settembre 2001 vissero e si riunirono per un certo periodo e la cui moschea principale è stata tenuta sotto osservazione per anni dal Fbi a causa delle posizioni a volte estreme di alcuni imam.

L'attentatore in fuga dal luogo della strage

L'attentatore in fuga dal luogo della strage

Fermato un secondo uzbeko, «uno dei pochi amici»

L'Fbi ha interrogato il secondo uzbeko fermato in relazione all'attentato di martedì a New York, dopo l'arresto dell'esecutore Sayfullo Saipov. Si tratta di Mukhammadzoir Kadirov, 32 anni che è, a ora, considerato "persona di interesse" all'indagine. "Non stiamo più ricercando questa persona. Lo abbiamo trovato e con questo è tutto", si è limitato a dire l'assistente direttore dell'ufficio dell'Fbi di New York, William Sweeney, dopo che era stato diffuso una richiesta di informazioni per la ricerca di Kadirov. Kadirov sarebbe stato in contatto con Saipov e con una terza persona di interesse all'inchiesta, si sono limitate a precisare fontiinquirenti citate dai media americani. Kadirov potrebbe non avere alcun ruolo nell'attentato. Lo riferisce una fonte investigativa. Gli agenti federali erano diventati sospettosi perchè non riuscivano a trovare il giovane, che risultava uno dei pochi amici di Saipov. Chi ha conosciuto il 29enne presunto terrorista – amici di famiglia che l’hanno ospitato per qualche settimana in Ohio, colleghi del servizio di trasporti via camion che ha avviato più tardi in Florida e vicini del New Jersey dove lavorava come autista del servizio di taxi Uber – l’hanno descritto come una persona con una visione estrema dell’islam, per lo più riservata e calma.

L’indagine ha portato a galla anche contatti con altri presunti terroristi che avevano già portato l’uomo nel radar del Fbi. Saipov fu infatti interrogato dal Fbi nel 2015 sui suoi possibili legami con sei uzbeki e kazako finiti nella rete di un’indagine del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale Usa. Tutti furono accusati di fornire sostegno materiale al Daesh e, secondo il New York Times, la maggior parte si dichiarò colpevole. Non è però ancora chiaro se Saipov abbia ricevuto appoggio logistico e ordini precisi dal Daesh o se sia stato solo ispirato dalla chiamata lanciata dal gruppo terroristico via Internet di colpire obiettivi in Occidente proprio scagliando camion sulla folla, come già successo a Nizza e a Londra. Di certo Saipov aveva pianificato l’attacco nel minimo dettaglio «per molte settimane», ha detto ieri il vice commissario del dipartimento di polizia di New York, John Miller, seguendo «alla lettera le istruzioni fornite online dal Daesh».

Cuomo e de Blasio: non politicizziamo la tragedia

L'attentato di Manhattan ha riportato in primo piano le tensioni esistenti fra il sindaco della Grande Mela e il governatore dello Stato di New York – entrambi democratici – da una parte, e il repubblicano Donald Trump dall’altra. Il presidente Usa ha telefonato solo ieri pomeriggio al governatore Andrew Cuomo e al primo cittadino, Bill de Blasio. E i due leader locali ieri hanno criticato con forza i messaggi Twitter con i quali il capo della Casa Bianca ha attaccato il senatore democratico Chuck Schumer per aver appoggiato il programma di rilascio di green card (visti di residenza permanente) per lotteria. «I tweet del presidente non sono utili, vogliono politicizzare la situazione», ha detto Cuomo, riferendosi anche ai “cinguettii” dell’inquilino di Pennsylvania avenue che chiedono controlli più stringenti sui migranti provenienti da alcuni Paesi. «Non è il momento di fare politica, non è il momento di fomentare l’odio», ha affermato Cuomo. De Blasio gli ha fatto eco: «L’ultima cosa che il presidente o chiunque dovrebbe fare è politicizzare questa tragedia», ha sostenuto.Entrambi, in un comunicato congiunto, hanno poi confermato che la maratona di New York, in programma domenica, si farà. «Lo sforzo del killer era quello di spaventarci, di creare terrore – hanno sostenuto – ma ha fallito e la parata di Halloween, che si è tenuta lo stesso, ne è la prova». Il governatore ha definito «un eroe» l’agente di polizia Ryan Nash che ha fermato l’attentatore senza ucciderlo e ha infine rassicurato la popolazione della metropoli che l’autore della strage di martedì ha agito da solo: «È un lupo solitario che si è radicalizzato negli Stati Uniti», ha detto.È’ certo però che la tradizionale corsa di 42 chilometri della prima domenica di novembre quest’anno sarà protetta dal più grande dispiegamento di forze dell’ordine degli ultimi anni, ha dichiarato de Blasio. L’evento, che attira sportivi da tutto il mondo, «sarà seguito da tanti agenti armati – ha concluso –. Ma sono state prese anche misure per proteggervi che non vedrete».

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