martedì 19 luglio 2022
I due pensionati hanno scelto di fare la spola quotidiana con la metropoli di Kharkiv per conservare la memoria e ciò che resta delle «prove» delle violenze compiute dalle truppe russe occupanti
Alexander Ruban  e la moglie Maria, davanti alla loro casa a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

Alexander Ruban e la moglie Maria, davanti alla loro casa a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

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Sul muro di recinzione un cartello in ghisa dice che questa è Via dello stadio 2. «Stadionnyy Provulok 2» in ucraino, anche se qui tutti parlano russo. Ma ciò che si vede in fondo alla strada malmessa è piuttosto un fazzoletto di terra circondando dalla rete metallica. Dovrebbe essere il campo sportivo di una manciata di caseggiati che formano Mala Rohan, cinquanta chilometri al confine del «nemico». Vivevano in 2.600, prima della guerra, in questo villaggio diffuso fra le campagne a sud-est di Kharkiv.

Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

Al civico 2, dietro i sacchi di sabbia che sostituiscono il cancello, spunta il volto di una donna. Sembra quasi impossibile che qualcuno abiti ancora in un paese di cui restano solo macerie. Marian si avvicina all’ingresso. «Buongiorno», sussurra. Tanto non serve alzare la voce se intorno non hai più nessuno. Da dietro l’angolo della modesta villetta rivestita di mattoni bianchi compare Alexander Ruban, il marito. Ciabatte ai piedi lui, stivali da lavoro lei, entrambi pensionati, sono gli unici che continuano a passare le giornate a Mala Rohan.

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Nome che forse sarebbe stato destinato a restare un punto dimenticato nella carta geografica ma che l’invasione voluta da Putin ha fatto passare di bocca in bocca in tutta Kharkiv rendendolo un simbolo della follia delle armi e della battaglia per la libertà. Perché è fra i più devastati dai combattimenti e dalle truppe del Cremlino. Occupato nello stesso giorno in cui è iniziato il conflitto, il 24 febbraio, l’agglomerato è stato in mano russa per un mese. E prima di lasciarlo l’esercito ha applicato il «metodo di Mosca», come in molti lo definiscono. Il metodo della tabula rasa: una casa dopo l’altra “smantellata” dalle cannonate dei carri armati oppure a colpi di mortaio. «E se la nostra ha avuto danni minori, è soltanto perché eravamo circondati da tre tank. Da qui sparavano sulle abitazioni vicine», racconta Alexander. Si fa per dire che la loro casa sia meno colpita. Un angolo dell’edificio non c’è più: si vedrebbe anche la camera da letto se marito e moglie non ci avessero sistemato un paio di assi in truciolato. E sul lato del giardino, all’altezza del garage, una voragine di due metri è stata riparata alla meglio. Però nel terreno rimane conficcata «la bomba russa» che ha distrutto tutto, come la chiama Marian.

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

«In ogni caso i muri hanno retto bene – spiega orgoglioso Alexander–-. L’ho costruita io la casa. È resistente, come lo siamo noi ucraini. Ci ho messo trent’anni per tirarla su. Ed è anche per questo che non possiamo abbandonarla». Allora succede che i due anziani facciano la spola ogni giorno fra Kharkiv e il «nostro gioiello»: la notte nel cuore della metropoli; all’alba la partenza per il villaggio; e la sera di nuovo in centro perché «è più sicuro», ripetono. Anche se non passa giornata senza che almeno un missile si abbatta sulla seconda città dell’Ucraina e distrugga a caso.

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

Il rumore dei lanci si avverte nitido nel silenzio spettrale. Il fronte è a meno di quaranta chilometri. Certo, Mala Rohan non è stato solo terreno di scontro fra due eserciti ma anche tribuna di accuse reciproche. Infatti Mosca ha denunciato sevizie da parte dei militari ucraini e ha attribuito la responsabilità della distruzione alla resistenza locale. «Tutto falso. Io c’ero», replica Alexander. I due coniugi, e chiunque abitasse qui, hanno vissuto l’assedio nei seminterrati. «Poi, grazie a Dio, i nostri militari hanno cacciato gli occupanti. Ma sono morti in cinquecento, fra chi è stato ammazzato con i kalashnikov e chi è rimasto vittima delle bombe», riferisce Alexander. Il giorno della «liberazione» lo ricorda perfettamente. «Era venerdì 25 marzo: una data che ci ha restituito la vita». Poi esce dal cortile ed entra in quello poco più avanti. «Ecco uno dei carri armati russi che ci hanno tenuti prigionieri. L’hanno centrato i nostri. Ha bruciato per ore». Adesso è un ammasso di ruggine.

Un carro armato russo attaccato dall'esercito ucraino a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri

Un carro armato russo attaccato dall'esercito ucraino a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri - Gambassi

Intorno solo devastazione. Case divise a metà; scheletri di abitazioni di cui restano in piedi appena due mura; cumuli di detriti al posto di palazzine dove la maggior parte delle persone era nata; edifici ridotti a colabrodo. Come quello della madre di Roman che ora vive a Kharkiv. Ogni due settimane il figlio torna a controllare. Una parete di assi rimpiazza la porta della cantinetta. «È lì sotto che mamma si è salvata». Nell’orto un’auto accartocciata racconta come nulla sia stato risparmiato. «Però i russi ci hanno lasciato le casse in cui tenevano le munizioni», afferma Roman con amara ironia. Il suo dirimpettaio ne ha sistemate quattro, color verde militare, in bella mostra lungo la via. A futura memoria.

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C’era anche la chiesa. O meglio, una cappella che si incontra appena arrivati. Oggi un cratere lascia intravedere l’interno color azzurro. Subito sopra un’icona mariana è ancora intatta. Non il cancello su cui spicca una croce dipinta in giallo: le lamiere sono state perforate dalle schegge impazzite di un colpo d’artiglieria. «L’hanno attaccata perché era della Chiesa ortodossa ucraina, non del patriarcato di Mosca», tiene a far sapere il giovane.

La chiesa distrutta a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

La chiesa distrutta a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

Lui si trovava a ridosso della zona occupata quando c’è stato l’assalto finale. «E sono vivo per miracolo». Perché un «missile di Putin» si è abbattuto sul mercato della frutta dov’era con un amico. E una vettura li ha riparati. «Siamo stati fra i primi a entrare in paese dopo la fuga dei russi. Per ore abbiamo fatto avanti e indietro con l’auto per portare gli abitanti alla prima fermata della metropolitana di Kharkiv». Ne hanno messi al sicuro a decine. Il giardino che Roman vedeva dalla finestra è ormai solo sterpaglie da quando tutti hanno abbandonato Mala Rohan. Si immerge fra l’erba alta. Raggiunge un albero di albicocche e ne coglie una decina. «Le regalerò a mamma». È tutto ciò che può portarle dal villaggio fantasma in cui lei avrebbe voluto continuare a vivere.

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo

Le case devastate a Mala Rohan, il villaggio vicino a Kharkiv raso al suolo durante gli scontri con l'esercito russo - Gambassi

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