giovedì 16 marzo 2017
Alta l'affluenza (78%). Con il 95% dei voti scrutinati, 33 seggi del Parlamento andranno al premier uscente Rutte e 20 ai populisti islamofobi e anti Ue di Wilders
Il premier uscente Rutte, leader dei liberali e vincitore delle elezioni in Olanda (Ansa)

Il premier uscente Rutte, leader dei liberali e vincitore delle elezioni in Olanda (Ansa)

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Con oltre il 95% dei voti scrutinati, i liberali di destra del Vvd guidati dal premier Mark Rutte sono i vincitori delle elezioni in Olanda, sgonfiando l'incubo di un'ascesa dei populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders (Pvv), fino a qualche settimana fa in testa ai sondaggi. L'affluenza è stata del 78%, sui massimi degli ultimi trent'anni. Il partito Vvd di Rutte ha ottenuto 33 seggi sui 150 in palio, in calo rispetto ai 41 seggi di cinque anni fa. Al secondo posto ci sono i populisti del Pvv di Wilders con 20 seggi. I democristiani del Cda e i liberali di sinistra del D66 hanno ottenuto 19 seggi ciascuno.

"L'Olanda dopo la Brexit e le elezioni americane ha saputo dire basta alle forme sbagliate di populismo" ha dichiarato Rutte. Su Twitter la reazione di Wilders è stata: "Grazie agli elettori del Pvv! Abbiamo guadagnato seggi, il primo obiettivo è raggiunto. E Rutte non mi ha fatto fuori".

Al premier uscente Rutte, vincitore di queste elezioni, sono giunti i messaggi di congratulazioni da parte di molti leader europei, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel. "I risultati delle elezioni in Olanda saranno un'ispirazione per molti" ha scritto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker nella sua lettera di congratulazioni a Rutte. Ora l'Europa tira un sospiro di sollievo. Rutte aveva definito il voto i quarti di finale della partita contro il populismo, prima della semifinale in Francia e della finale con la Germania. Il premier si riconferma candidato al terzo mandato, ma ha davanti mesi di trattative per formare una coalizione di governo.

Una campagna elettorale all'insegna del populismo

La campagna elettorale è stata dominata dal tema dell’immigrazione e dall’ascesa dell’estrema destra xenofoba di Geert Wilders e ha subito un colpo forte dalla crisi diplomatica con la Turchia. L’Olanda ha votato ieri per le legislative in un clima surreale. Mai la solitamente sonnacchiosa politica olandese avrebbe immaginato di trovarsi al centro delle attenzioni internazionali. E invece, da una parte il vento del populismo che soffia impetuoso anche sui mulini a vento – un’eventuale vittoria di Wilders sarebbe stato il terzo colpo in questa direzione dopo la Brexit e la vittoria di Trump negli Usa – dall’altra le infuocate tensioni con Ankara hanno acceso i riflettori del mondo su questo spicchio d’Europa.


Martedì sera i leader degli otto principali partiti si erano ritrovati all’Aja per l’ultimo dibattito tv. Ma già lunedì c’era stato il clou, con lo scontro diretto Rutte-Wilders. «Si può dire che queste elezioni siano i quarti di finale per impedire al cattivo populismo di vincere. Le semifinali sono in Francia ad aprile e, in seguito, la finale in Germania a settembre», ha avvertito il premier. «Se volete che il denaro vada ai richiedenti asilo, a Bruxelles e in Africa, piuttosto che a voi stessi, votate per il partito di Rutte» ha replicato Wilders, che ha promesso di chiudere le frontiere agli immigrati, di vietare la vendita del Corano e di chiudere tutte le moschee, oltre a paventare l’uscita dall’Ue.


Wilders ha cercato di sfruttare la tensione con Ankara per dimostrare come decenni di tolleranza verso l’immigrazione di massa e il multiculturalismo abbiano prodotto solo disastri nella società olandese. Rutte, da parte sua, ha potuto vantare risultati come la crescita del Pil al 2,1% e una disoccupazione scesa al 5%. Di più: può sostenere di non aver ceduto ad Erdogan, da lui definito ancora ieri «un nauseabondo falsificatore della storia» per le accuse del presidente turco su Srebrenica.


Certo è che tutti i principali partiti hanno escluso di allearsi con Wilders dopo il voto, di fatto isolandolo. Al leader populista, però, tutto ciò pare importare poco.

I sondaggi erano incerti

La media degli ultimi sondaggi nei giorni precedenti dava un sostanziale testa a testa tra il Partito per la libertà (Pvv) dello stesso Wilders e i liberali del Vvd del premier uscente Mark Rutte. L’alto numero di indecisi, attorno al 40%, ha reso difficile fare previsioni. Di più: non tutte le rilevazioni hanno “pesato” in egual maniera la crisi con la Turchia, durante la quale il premier uscente, a cui molti avevano già attribuito una virata a destra in campagna elettorale, ha mostrato una fermezza che lo ha ripagato.

Il premier uscente Rutte, leader dei liberali e il numero uno del partito per la libertà Wilders (LaPresse)

Il premier uscente Rutte, leader dei liberali e il numero uno del partito per la libertà Wilders (LaPresse) - LaPresse


Non solo: un sondaggio pubblicato da IeO Research vedeva in continua ascesa la Sinistra Verde guidata dal trentenne Jesse Klaver, aumentando così l'incertezza del quadro generale. I seggi hanno chiuso ieri alle 21 e lo spoglio è avvenuto rigorosamente a mano, per paura dell’infiltrazione di hacker nella procedura.

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