giovedì 23 maggio 2019
Le corride sono crollate da 810 a 369 l'anno nell'ultimo decennio. I motivi: pressioni degli animalisti e disinteresse per la tradizione
La corsa davanti ai tori a San Fermín a Pamplona (Ap)

La corsa davanti ai tori a San Fermín a Pamplona (Ap)

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Per il premio Nobel Mario Vargas Llosa «la spagnolità», una entelechia che esprimere l’essenza metafisica di ogni spagnolo, anzitutto non esiste. E, in secondo luogo, se esistesse, sarebbe totalmente spaccata sulle corride dei tori. Che vivono in Spagna la loro stagione più critica, a giudicare ora anche dal numero di feste taurine in caduta libera, per la prima volta nell’ultimo lustro.

Encierros, le corse davanti ai tori come a San Fermín a Pamplona, i tori embolados, ensogados o al carrer, con palle di fuoco sulle corna, presi al lazo o scatenati per strada, nelle diverse e discusse tradizioni di fiere patronali e sagre estive, sono diminuiti nel 2018, quando si sono svolti 17.698 eventi, 222 in meno rispetto all’anno precedente. In controtendenza sul trend in costante crescita dal 2013, quando furono 13.815, stando ai dati del ministero di Cultura. Un brutto segnale per i difensori della tauromachia, che utilizzano l’auge delle feste popolari come termometro di consenso sociale verso un’arte in declino.

Il tramonto della “Fiesta’ di Ernest Hemingway è infatti ancora più evidente per le corride, crollate da 810 a 369 l’anno – un 54% in meno – in un decennio.

La caduta di interesse è dovuta non solo alle pressioni degli animalisti, intense al punto che a Valencia il sindaco Juan Ribó, della coalizione eco-comunista Compromis, ha messo al bando le modalità più crudeli dei festejos. Ma denota un crescente disinteresse per una tradizione protetta come patrimonio storico e culturale nazionale dalla controversa legge approvata nel 2015 dal governo Rajoy. Evidente anche alle ultime elezioni politiche, che hanno lasciato fuori dal Parlamento i tre toreri e il “banderillero” inseriti nelle liste dal Partito Popular e da Vox, quali paladini di una battaglia perduta. A Madrid la demoralizzazione predominava la scorsa settimana, in apertura delle “fiestas” di San Isidro, che segnano l’inizio della stagione taurina nazionale. Nella regione i dati ratificano un crollo del 31% degli eventi che hanno per vittime i bovini: 1.521 nel 2018, meno della metà che nel 2008.

Una crisi riflessa nella semideserta la Plaza de Toros de La Ventas, empireo e scenario di gesta dei grandi matador, che registra 800 abbonati in meno per i 34 combattimenti in cartellone fino al 16 giugno. E la sindaca Manuela Carmena ha promesso che, se rieletta il 26 maggio, introdurrà la corrida alla portoghese, senza l’uccisione del toro. Un anatema per i puristi della Fundación Toro de Lidia, che agitano la sentenza con la quale a dicembre la Corte costituzionale cassò un simile tentativo nelle Baleari.

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