lunedì 24 aprile 2017
Il presidente dell'Europarlamento: i partiti tradizionali non hanno saputo rispondere al malcontento dei cittadini
Antonio Tajani (LaPresse)

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Il successo di Emmanuel Macron al primo turno fa ben sperare, ma l’Europa deve muoversi per migliorare e soprattutto deve ritrovare un’anima e un’identità che le dia forza se vorrà evitare che alla fine trionfi davvero il populismo. Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani osserva con prudente ottimismo i risultati del primo turno delle presidenziali francesi. «Il risultato – dice – dimostra che se mettiamo insieme i voti di Macron e di François Fillon, l’ipotesi di una Frexit diventa un periodo ipotetico dell’irrealtà. Un risultato che certamente fa ben sperare, l’Europa di tutto ha bisogno tranne che dell’instabilità».

I partiti tradizionali sono stati tagliati fuori dal ballottaggio...

È vero, e questo o perché hanno sbagliato candidati o non sono riusciti a convincere i cittadini. E non hanno saputo rispondere al malcontento dei cittadini, anche se mi faccia dire che i Républicains sono andati molto meglio dei socialisti di Benoît Hamon.

Ci parli di questo malcontento...

È evidente che questo riguarda la crisi economica e soprattutto la disoccupazione giovanile, la crisi migratoria, il terrorismo, tre punti fondamentali cui bisogna dare risposta. Una risposta che può essere solo europea, perché nessuno singolo Stato è in grado da solo di affrontare la sfida. Servono risposte concrete, che per ora in parte sono ancora mancate. Ma si tratta di modificare l’Europa per migliorarla, non di distruggerla.

Dunque più Europa, non meno...

Mi faccia precisare un punto cui tengo molto. Che è quello dell’urgenza della riscoperta dei valori, l’Europa non può essere solo quella dell’euro, delle banche, del mercato interno. Per avere un’Europa in cui i cittadini si riconoscono serve un’identità europea figlia della nuova storia, dev’essere un’Europa con un’anima. Perché senza anima e senza identità l’Europa non esiste. Si tratta di riscoprire perché siamo europei: perché condividiamo valori, una storia iniziata dalla Grecia, passata per Roma, il cristianesimo la cui impronta nessuno, neppure i laici, può negare. Significa lottare per una libertà che non è solo territoriale, ma di principi. È per questo che facciamo, ad esempio, la battaglia per l’eliminazione della pena di morte. Il re di Spagna Filippo VI ha detto di recente una frase che mi ha colpito: noi siamo europei perché siamo spagnoli. Io dico: io sono europeo perché sono italiano.

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