giovedì 26 gennaio 2017
Da quasi sette anni era in vigore una “moratoria di fatto” che è stata violata: tra le vittime anche alcuni cittadini stranieri. La protesta di Human Rights Watch
Le proteste dei parenti della detenuta filippina ta i condannati al patibolo messi a morte in Kuwait (Ansa/ap)

Le proteste dei parenti della detenuta filippina ta i condannati al patibolo messi a morte in Kuwait (Ansa/ap)

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Human Rights Watch (Hrw) ha criticato il Kuwait per aver impiccato sette persone e aver messo fine a una moratoria sulle esecuzioni capitali. Un'azione, ha indicato l'associazione per la tutela dei diritti umani, che fa parte di una preoccupante crescita nella regione del ricorso alla pena di morte.

«L'uccisione in Kuwait di sette persone, il 25 gennaio, evidenzia il trend allarmante nella regione, con i Paesi che ripristinano la pena di morte o ne incrementano l'utilizzo», ha dichiarato Sarah Leah Whitson, il direttore per il Medio Oriente di Hrw. Le esecuzioni di ieri in Kuwait sono state le prime da metà 2013, quando cinque persone sono state impiccate in due mesi dopo una precedente moratoria di sei anni.

Le pene capitali hanno riguardato due kuwaitiani e cinque stranieri (due egiziani, un uomo del Bangladesh, una donna delle Filippine e una dell'Etiopia). Inutili le protese dei parenti che da giorni presidiavano il luogo dell'esecuzione vicino alla capitale Kuwait City.

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