giovedì 28 maggio 2020
Sono oltre 133mila i casi nella regione e quasi 7mila le vittime, tra loro già cinquecento nativi. Una maratona virtuale per aiutare gli indigeni, indifesi di fronte all'avanzare del Covid
Controlli sanitari in Amazzonia brasiliana

Controlli sanitari in Amazzonia brasiliana - Ansa

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L’uragano Covid si abbatte sull’America Latina. E l’Amazzonia è nell’occhio del ciclone. Il Continente è il nuovo epicentro della pandemia, come ha affermato l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), con oltre 833mila contagiati e quasi 45mila vittime. Nella regione amazzonica – che abbraccia nove Paesi e un terzo della superficie regionale -, i casi sono oltre più di 133mila e i morti quasi 7mila, secondo i dati della Rete ecclesiale panamazzonica. Tra questi, oltre duemila positivi sono indigeni, come ha sottolineato il Coordinamento delle organizzazioni indie del bacino amazzonico (Coica). Le vittime fra i nativi sono più di cinquecento. Di fronte a questo scenario drammatico, i popoli della foresta, spesso dimenticati dai rispettivi governi, chiedono aiuto al mondo. Al loro fianco, si sono schierati artisti, scienziati, intellettuali che alle due di notte italiane – le 21 ora di Brasilia – realizzeranno “Artistas unidos pela Amazonia: progegendo os protetores”, per promuovere il Fondo Amazzonia, creato per soccorrere gli indios, indifesi di fronte al coronavirus (https://www.amazonemergencyfund.org/).


Una squadra di operatori sanitari fa prevenzione lungo il fiume

Una squadra di operatori sanitari fa prevenzione lungo il fiume - Ansa

L’evento virtuale, con musica e interviste – a cui partecipano tra gli altri le star di Hollywood Barbara Streisand, Jane Fonda e Morgan Freeman, lo studioso Nobel Carlos Nobre, nonché vari leader nativi – sarà trasmesso sul sito www.artistsforamazonia.org. «Rischiamo l’estinzione, la pandemia potrebbe portare a un nuovo genocidio», afferma José Gregorio Diaz Mirabel, coordinatore della Coica. Gli scarsi mezzi per la prevenzione, la precarietà delle strutture sanitarie e la corta memoria immunologica dei nativi, li rendono una “preda perfetta” per il virus. «Alla crisi sanitaria si somma l’incremento della violenza sui nostri territori – ribadisce Angela Kaxuyana, del Coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana (Coiab) -. I cacciatori di risorse approfittano del momento in cui c’è minore attenzione per colpire. Non lasciateci soli».

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