venerdì 27 giugno 2014
L'annuncio dell'avvocato al termine di una giornata di dubbi e speranze.
INTERVISTA Pistelli: l'Italia in campo (P.M. Alfieri)
LA MOBILITAZIONE DI AVVENIRE | LA VICENDA
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Sembra essere al sicuro, almeno al momento, Meriam Ibrahim, la 27enne cristiana prima condannata a morte a Khartum per apostasia e adulterio, poi assolta da una Corte d’appello e quindi di nuovo fermata. La ragazza si è rifugiata nell’ambasciata Usa di Khartum. Lo ha fatto sapere, nella tarda serata di ieri, l’avvocato Muhanad Mustafa, uno dei legali della donna: «Meriam si trova all’ambasciata Usa in questo momento», ha detto l’avvocato, poco dopo la seconda scarcerazione della donna.  La notizia è arrivata alla fine di una giornata convulsa e ricca di incertezze. In serata fonti accreditate a Khartum avevano fatto sapere ad Avvenire che Meriam sarebbe stata rilasciata su cauzione e sarebbe stata ospitata, di lì a poco, nella rappresentanza diplomatica americana. Il marito della 27enne, Daniel Wani, ha la cittadinanza statunitense e proprio verso gli Stati Uniti (attraverso il Sud Sudan) Meriam stava tentando di imbarcarsi al momento del fermo di martedì.Per tutta la giornata di ieri si era sperato in un rilascio della donna. In mattinata l’associazione Sudan Change Now, secondo quanto riportato da Italians for Darfur, aveva riferito della liberazione di Meriam e di un suo trasferimento in un luogo sicuro da parte dei servizi segreti sudanesi. Anche altre fonti di stampa avevano dato per avvenuta la scarcerazione. La notizia però è stata poi smentita ad Avvenire da Mohaned Elnout, a capo del collegio di difesa della donna, fino all’annuncio del rilascio in serata.Mercoledì il ministero degli Esteri sudanese ha convocato gli ambasciatori degli Stati Uniti e del Sud Sudan. I diplomatici di Juba hanno ammesso di aver consegnato a Meriam il «documento di viaggio di emergenza» con il quale la donna intendeva imbarcarsi per il Sud Sudan. Le autorità di Khartum hanno condannato il tentativo di Washington di facilitare la partenza di Meriam, considerandolo una violazione delle leggi sudanesi sull’immigrazione. Il portavoce del ministro degli Esteri, Abu Bakr al-Sideeg, ha detto che Meriam avrà la piena libertà di viaggiare nel momento in cui seguirà le dovute procedure legali e avrà i documenti di identificazione in regola. Secondo al-Sideeg, a Meriam non poteva essere rilasciato il «documento di viaggio di emergenza» da parte dell’ambasciata sud sudanese, in quanto non è cittadina del Sud Sudan, Paese di cui è invece originario il marito.Anche il ministro dell’Informazione, Ahmed Bilal Osman, ha sottolineato che, per espatriare, Meriam avrebbe dovuto utilizzare un passaporto rilasciato da Khartum. «Il problema è tutto qui – ha osservato il ministro – ha usato un documento straniero per viaggiare, e tutto ciò è illegale». Poi lo stesso ministro ha aggiunto: «Sono sicuro che le cose si chiariranno, otterrà il passaporto e allora potrà viaggiare senza problemi».  Il problema è evidentemente anche politico, vista l’enorme pressione internazionale che il regime di Khartum ha dovuto sin qui fronteggiare sulla vicenda. C’è chi ritiene, anche alla luce degli ultimi sviluppi, che la questione potrà chiudersi presto, forse già domenica, e che le autorità sudanesi stanno già preparando per Meriam il passaporto necessario per l’espatrio. Ma c’è anche chi ricorda che per aver infranto le leggi sull’immigrazione la donna rischia un nuovo processo e fino a sette anni di carcere. Forse un’esagerazione: ma mentre Meriam è di nuovo libera, si apre di fatto una nuova, delicata fase, in questa lunga partita diplomatica.

 

 

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