domenica 11 ottobre 2015
COMMENTA E CONDIVIDI
Caro direttore, ho 46 anni. Prima non mi succedeva di leggere le notizie e chiedermi: 'Ma questa sarà vera o verosimile, nata per motivi di contatti, like o come si chiamano...'. Leggo della polizia brasiliana che cerca di ripulire (ma siamo matti?) le strade di Rio dai bambini per le Olimpiadi del prossimo anno. Se la notizia è vera che dobbiamo fare noi cattolici? Mah. Speriamo sia una bufala! Marco Sostegni, Vinci Gentile signor Sostegni, il direttore mi chiede di risponderle, e io devo purtroppo confermarle che la caccia mortale ai meninos da rua non è affatto una bufala e, peggio ancora, non è nemmeno una novità. Le esecuzioni extragiudiziali di minori di strada o delle baraccopoli – le cosiddette favelas – da parte di poliziotti brasiliani sono una tragica costante che rimonta ai tempi dell’ultima dittatura militare. In prossimità dei “grandi eventi” e del conseguente afflusso di visitatori internazionali, la mattanza si intensifica, diventa parte delle pianificazioni per “ripulire il Paese”. È accaduto con i Mondiali e ora il dramma si sta ripetendo – con forse maggiore intensità – con le Olimpiadi 2016, come sottolineato due giorni fa dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia. «Abbiamo ricevuto informazioni concrete sul fatto che ora si tratta di un modo di “migliorare l’aspetto” del proprio territorio», hanno dichiarato i ricercatori delle Nazioni Unite che, pertanto, hanno chiesto una svolta. Con leggi ad hoc che proibiscano la detenzione arbitraria di minori. E, soprattutto, con indagini trasparenti sull’operato della polizia. Amnesty International ha rivelato come il 16% degli omicidi avvenuti a Rio de Janeiro negli ultimi cinque anni sia stato compiuto da agenti in servizio, per un totale di 1.519 casi. Liquidati come «resistenza all’arresto». Incapace di fermare la violenza estrema che uccide in media 50mila persone all’anno, il Brasile ha aumentato la propria soglia di tolleranza nei confronti della repressione dei ragazzini più poveri – e in genere neri – considerati alleati reali o potenziali delle gang criminali. La violenza è solo una delle molte facce del giro di vite. A settembre, le rinomate spiagge di Ipanema e Copacabana sono state “blindate” da un cordone di agenti che impedisce l’accesso ai baby-favelados. In Parlamento, intanto, infuria la battaglia per abbassare l’età per la quale si può essere processati come adulti a 16 anni. Proposta quest’ultima severamente criticata dall’Onu e dalla Chiesa. A tal proposito, è utile chiedersi: che cosa deve fare un cattolico di fronte a tali situazioni? Non chiudere gli occhi è il primo passo. La Chiesa brasiliana, da sempre in prima linea per la difesa degli ultimi, ha deciso, in contemporanea con la denuncia dell’Onu, di lanciare la campagna “Salviamo i nostri i figli”. L’obiettivo è sensibilizzare la società sul problema affinché non si ceda alle sirene di spregiudicate politiche di tolleranza zero, vendute come antidoto all’insicurezza dilagante. Attraverso l’impiego di media e social network, la Conferenza episcopale brasiliana vuole scuotere le coscienze. E invitare i cittadini a informare, prevenire e segnalare gli episodi sospetti, i casi di scomparsa o di violenza. Perché i ragazzini di strada smettano di essere invisibili. Lucia Capuzzi
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: