giovedì 14 novembre 2019
Una studentessa e la coppia gay committenti, l'obbligo contrattuale di abortire uno dei due gemelli... ecco cosa racconta la genovese Roberta Trucco in "Il mio nome è Maria Maddalena"
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Una 'femminista tardiva', che a 40 anni si sorprende a chiedersi perché il tema della maternità surrogata la interroga così profondamente. E che per cercare la risposta scrive un romanzo che tocca i temi cruciali della vita, del corpo delle donne, dei figli, della libertà e dei diritti. La genovese Roberta Trucco – l’opposto di ciò che un certo immaginario identifica come 'femminista': casalinga, cattolica, 4 figli, sposata – oggi alle 17.15 è a Roma, alla Biblioteca Storica di Palazzo Piacentini in via Molise 2 per presentare 'Il mio nome è Maria Maddalena' (Marlin editore, pagg. 172, euro 13).

La protagonista del suo primo romanzo è una universitaria 22enne, figlia adottiva di una coppia di italiani emigrata a Los Angeles, che per pagarsi un viaggio di studio in Amazzonia affitta il suo utero. Ma quando i committenti scoprono che i bambini sono due e a norma di contratto le ordinano di abortirne uno, il suo istinto si ribella: «I bambini sono miei e me li tengo». Non c’è accordo che possa privarla della sua maternità; così Maria Maddalena parte per la foresta del nord del Brasile, ospite di una missione cattolica. Lì, a contatto con le forze primordiali della natura e della vita, con l’esistenza semplice e ancestrale degli indio, emergono forti le contraddizioni del nostro tempo, dove ogni desiderio è diritto, qualsiasi compravendita è possibile, anche quella che viola corpi e sentimenti, ridotti a merce tra le merci.

«L’essenza della storia di ciascuno di noi sono le radici – spiega Roberto Trucco, che a Genova nel 2011 ha fondato la sede locale di 'Se non ora quando - libere' –. La relazione materna non si può comprare, e madre è colei che partorisce. Oggi c’è la falsa idea che sia l’ovulo a 'fare' una madre, e tante donne, come Maria Maddalena nel mio romanzo, vendono la propria maternità nella falsa convinzione di fare del bene a qualcun altro che le considera solo incubatrici». Nel libro i committenti sono due omosessuali. «Emergono le domande: è un diritto avere un figlio? Ogni desiderio va esaudito?», si chiede Trucco. È emblematico che a ribellarsi contro questa logica è una giovanissima, che capisce in modo istintivo che, nonostante i gemelli non siano biologicamente suoi, le appartengono in virtù di una relazione sviluppata nei mesi di gestazione. In definitiva, un romanzo che affonda il dito in tante piaghe aperte, e che le «cura» con la saggezza antica, profonda e istintiva della natura.

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