Intervista. Mirabelli: «Unioni civili, occasione persa»


ANGELO PICARIELLO venerdì 13 maggio 2016
Il presidente emerito della Consulta boccia sia la procedura che il contenuto della nuova norma. L’equiparazione coniuge-partner l’aspetto più discutibile E sulle adozioni «si dà copertura alle sentenze». EDITORIALi Renzi, il Vangelo e il rischio della torre (Marco Tarquinio)
Mirabelli: «Unioni civili, occasione persa»
«La legge sulle unioni civili chiude il cerchio sulle adozioni gay. Dopo le sentenze creative, darà ad esse una copertura normativa». Per il professor Cesare Mirabelli, una volta entrata in vigore la legge - dopo la promulgazione del capo dello Stato, che però non considera per niente scontata - non si avrà un freno alle sentenze sulle adozioni. Anzi. «Anche nel testo finale - sostiene il presidente emerito della Consulta - non sono stati eliminati gli aspetti più forti di parificazione con l’istituto familiare, adozioni comprese». Ma più che sui ricorsi o sulle disobbedienze alla legge, d’ora in poi, per Mirabelli, la vera partita si gioca sul piano politico e culturale, «in difesa della famiglia, con spirito costruttivo, e dei diritti dei minori». Come giudica la conclusione di questo iter? È stato un percorso forzoso e inappropriato. Un’occasione persa per arrivare a una soluzione idonea e condivisa. Il maxi-emendamento del governo ha precluso la discussione, poi c’è stata la doppia fiducia al Senato e alla Camera. Il primo aspetto pone anche forti dubbi di legittimità costituzionale, in quanto le leggi vanno votate articolo per articolo prima del voto finale, proprio per consentire al Parlamento di poter intervenire. Addirittura sono stati messi assieme due istituti diversi, le unioni civili e le convivenze di fatto. Tendenza già stigmatizzata sulle leggi finanziarie. Ma in quei casi c’è almeno una necessità ed urgenza, nonché una riferibilità chiara ai poteri del governo, tanto che in taluni ordinamenti le leggi di bilancio sono prerogativa esclusiva degli esecutivi. Qui è diverso, ci troviamo su una materia di chiara iniziativa parlamentare. A maggior ragione, con le medesime motivazioni, appare inappropriata l’apposizione della fiducia da parte del governo. Una manifestazione di debolezza, a mio avviso, più che di forza. Una sfida, come a dire: questa legge la volete con le buone o con le cattive? Sulle adozioni c’è che ritiene che lo stralcio porrà un freno alle sentenze innovative, e chi è dell’idea opposta. In realtà è stata solo rafforzata la prassi giurisprudenziale già in atto, cresciuta - non a caso - dopo l’approvazione delle unioni civili al Senato, in prima lettura. Alcune di queste sentenze sono state impugnate, così invece viene data una legittimazione normativa a queste interpretazioni più audaci. Le sentenze hanno stimolato il legislatore e il legislatore è intervenuto a coprire le sentenze, così il cerchio si chiude. La disobbedienza dei sindaci è praticabile? Le forzature istituzionali determinano la nascita di anticorpi. Quando il disaccordo non ha modo di esprimersi nelle sedi idonee ne trova altre per manifestarsi, siano esse appropriate o meno. Ma non è detto da nessuna parte che debbano essere i sindaci a raccogliere queste dichiarazioni. Non ci può essere una 'costrittività' esecutiva, l’ufficiale dello stato civile non è necessariamente il sindaco. In genere si tratta di un pubblico funzionario che svolge questo compito, che andrà svolto, ora, anche nel rispetto della nuova legge, per conto dello Stato. È corretto pensare di rivalersi sul referendum costituzionale, aderendo al 'no'? Questo referendum tocca il cuore dell’ordinamento dello Stato. Io mi limiterei a discutere del contenuto della riforma (argomenti non mancano per farlo), evitando da una parte e dall’altra di spostare la discussione sul piano personale, con obiettivi peraltro più tattici che strategici. L’impegno per la famiglia si può manifestare anche in altro modo. Come? La politica può essere sfidata a non ritenersi appagata con la creazione di nuovi diritti e nuovi istituti. C’è anche un errore politico per omissione, nella mancata difesa della famiglia naturale ex articolo 29. C’è poi un tema prioritario, quello dei minori, che s’impone per via delle interpretazioni che vengono fuori dalle sentenze. Non c’è solo l’obbligo di accettare con disciplina la nuova legge, c’è anche una sollecitazione costruttiva alle intelligenze e alle coscienze che può essere praticata. Cassare per referendum tutta la parte relativa alle unioni gay, lasciando solo le convivenze, è una via percorribile? Tutti i percorsi referendari hanno molte insidie, bisognerebbe approfondire. Nell’esame del quesito potrebbe essere ritenuta necessaria la permanenza di una regolamentazione specifica per le unioni gay. Certo una mobilitazione massiccia potrà avere un suo peso, ma si potrebbe anche intervenire solo sugli aspetti specifici più controversi. Come quello con cui, al punto 20, si prevede un’equiparazione generale, nel codice, del coniuge al partner dell’unione. Anche la delega al governo per procedere ad adeguamenti del sistema mi pare troppo ampia. Intervenire su singoli aspetti potrebbe rivelarsi una strada più efficace, anche in grado di raccogliere maggiore consenso. C’è chi spinge sul Quirinale perché non promulghi la legge. È un elemento interessante. Ci sono vizi di procedura, come detto. Alcuni potevano essere agevolmente superati alla Camera procedendo a uno 'spacchettamento' della legge, consentendo la votazione articolo per articolo. Necessità che in passato è stata ribadita dal Quirinale per non comprimere le prerogative del Parlamento. E c’è poi l’altro aspetto, le eccessive assimilazioni alla famiglia. Il presidente potrebbe anche valutare, quindi, un rinvio motivato alle Camere, o decidere invece che queste incongruenze rimangano al vaglio della Corte Costituzionale. L’apposizione della fiducia pone, certo, una difficoltà politica in più, ma non può limitare le prerogative del Quirinale.
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