venerdì 19 febbraio 2016
Clima teso dopo lo scivolone sul "canguro". Il premier: ora voglio unità. Ma il partito resta spaccato.
Unioni civili, la minoranza sfida Renzi
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Così non va, l’atmosfera è troppo tesa: ai vertici di Largo del Nazareno la preoccupazione è forte. Sulle unioni civili bisogna trovare l’intesa entro mercoledì, ma il clima al gruppo Pd del Senato è incandescente. E schegge infuocate arrivano anche da quello di Montecitorio. Il premier-segretario è ancora fuori per impegni europei e solo domenica all’Assemblea nazionale potrà dare una linea sulla questione delicata, sulla quale il partito si è arenato prima del voto. E allora spetta al vicesegretario Lorenzo Guerini sondare le parti in causa e insieme i partiti alleati e di opposizione, per costruire la cornice per una intesa. Guerini chiede innanzitutto di smorzare i toni. La giornata è iniziata con un’intervista di fuoco di Monica Cirinnà, che attacca pesantemente i compagni di partito. E le smentite della 'madrina' della legge in ballo non sono sufficienti. Di polemica in polemica, i 'giovani turchi' tornano alla carica perché si vada avanti con la legge così come è arrivata in aula, senza stralciare il capitolo adozioni, anche se con un partito unito, mentre l’ex capogruppo Roberto Speranza, alla testa della minoranza dem, incalza il segretario: «Sulle unioni civili mi aspetto da Renzi la stessa determinazione avuta su legge elettorale e Jobs act. Basta aspettare. La stepchild adoption è irrinunciabile».  La girandola di dichiarazioni e il vortice di incontri sembra ingovernabile. Così il ministro Andrea Orlando e il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti arrivano a Palazzo Madama di buonora. Gli ordini di scuderia sono molteplici. Prima di tutto placare gli animi. Le parole smentite dall’interessata, ma riportate dal Corriere della sera, raccontano una Cirinnà inviperita: «Sto pagando le porcate fatte da certi renziani in guerra che volevano un premietto », scrive il quotidiano. La replica arriva immediata dal renziano Marcucci, 'padre' dell’emendamento 'canguro', che dovrebbe mettere in sicurezza proprio il testo Cirinnà, sul quale però ci si è arenati in aula. «Abbiamo pareri diversi sulla stepchild ma tutti ugualmente legittimi. Chi li rappresenta come scontri personali dentro il Pd sbaglia e fa un cattivo servizio alle unioni civili». Anche il capogruppo Zanda accorre per sedare: «È molto comprensibile l’amarezza della senatrice Cirinnà e ha ragione quando afferma che il Movimento 5 Stelle ha la gravissima responsabilità di aver impedito una rapida approvazione della legge sulle unioni civili per piccoli motivi di tattica politica». Ma ora, dice, «è necessario un supplemento di responsabilità da parte di tutti». E di «buon senso», ragiona Lorenzo Dellai di Democrazia solidale, convinto che basterebbe una correzione al capitolo dei simil-matrimoni e lo stralcio delle adozioni per salvare i diritti garantiti dalla Cirinnà. I vertici del Pd sanno bene che con queste basi si troverebbe il consenso della maggioranza e si potrebbe cercare quello di Forza Italia. Ma c’è chi insiste per trovare i voti dei grillini, che senza lo strumento del 'canguro' si dicono pronti a votare la legge. Per Guerini e compagni, serve ricompattare il partito su un impianto da votare insieme, lasciando fuori l’adozione del figlio del partner, su cui ci si potrebbe esprimere con il voto segreto. La strada dello 'spacchettamento' della proposta di Marcucci resta in piedi, ma perde colpi. La trattativa continua. In attesa di Renzi.
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