mercoledì 3 giugno 2015
«Unioni civili: no a una legge impresentabile»: è il titolo della lettera aperta ai parlamentari italiani che spiega i motivi per fermare il ddl Cirinnà, all'esame del Senato, scegliendo altre soluzioni. LA LETTERA
«Se siete contrari al matrimonio e alle adozioni, dovrete riconoscere i diritti e i doveri dei conviventi omosessuali tramite uno strumento che non usi l’espressione "unioni civili" e che non sia la "stessa cosa" del matrimonio». È l’appello inviato in una lettera aperta a deputati e senatori da 58 intellettuali, esponenti dell’associazionismo, giuristi, docenti universitari, medici, giornalisti cattolici e rappresentanti di diverse denominazioni cristiane non cattoliche (evangelici e ortodossi). La lettera invita a riflettere «sulla proposta cosiddetta Cirinnà sulle unioni civili» che, secondo i firmatari, finirà per equiparare in tutto i legami tra persone dello stesso sesso al matrimonio così com’è inteso dalla Costituzione. Per questo i 58 – tra i quali anche Massimo Introvigne, Alfredo Mantovano, Carlo Casini, Gianfranco Amato, Paola Ricci Sindoni, Francesco Botturi, Assuntina Morresi, Ettore Gotti Tedeschi, Roberto Gontero, Mauro Mazza, Filippo Boscia, Mario Adinolfi, Giacomo Samek Lodovici e Filippo Vari – dicono «no a una legge impresentabile» affermando che se in Italia fossero introdotte «unioni civil» così come sono previste nell’attuale testo base «è certo che i giudici europei – o quelli italiani prima di loro – imporranno rapidamente per tutti le adozioni in nome del principio di non discriminazione».
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