giovedì 28 gennaio 2016
​Slitta a martedì l'inizio del dibattito. Il Pd apre, M5S rinuncia all'ostruzionismo.
Unioni civili in aula, tempi più lunghi
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Al Senato è il giorno delle unioni civili. Oggi il testo Cirinnà arriva in aula - nell’ultima versione, incardinata lo scorso ottobre senza il vaglio della commissione Giustizia - ma i tempi si allungano, avendo ieri i capigruppo concordato di rinviare alla prossima settimana la discussione iniziale su sospensive e pregiudiziali. Novità che va letta insieme all’altra scaturita ieri, ossia il gentlemen’s agreement Pd-Lega, con la disponibilità messa in campo dal capogruppo del Carroccio Gian Marco Centinaio a ritirare il 90 per cento dei circa 5mila emendamenti presentati in cambio dell’assicurazione fornita dai dem a non far uso di quello di Andrea Marcucci, il cosiddetto 'canguro', la norma anti-ostruzionismo che, se approvata, farebbe decadere tutte le altre proposte di modifica. L’allungamento dei tempi viene accettato da tutti, con diverse motivazioni. Nel Pd si va facendo strada l’idea che la quadra interna si stia trovando e sia utile prendere tempo, anche per parlare a quelle parti di Forza Italia e Lega che non chiudono la porta e a certe condizioni potrebbero convergere. Ap, dal canto suo, impegnata a sostegno del raduno pro-famiglia del Circo Massimo, spera che il peso della piazza possa contribuire rimettere le cose in gioco costringendo il Pd a offrire più di quanto fin qui concesso in base alle dinamiche interne al partito. Quello che non quadra, al Pd, è il però consenso venuto, in capigruppo, anche da M5S a questo mini-slittamento, finalizzato a mandare avanti una trattativa che il movimento di Grillo ha sempre bocciato, propugnando l’approvazione del testo Cirinnà senza altre modifiche. Ieri Matteo Renzi - al Senato per la mozione di sfiducia sulle banche - dispensava, in privato, i suoi dubbi sull’affidabilità dei Grillini, dopo che in commissione il precedente testo Cirinnà era stato adottato - come si ricorderà con la convergenza di Pd e proprio M5S, stante l’opposizione di Ap. Ed è lo stesso Renzi, ora, a incoraggiare per converso la trattativa in corso nel partito. Non c’è una linea ufficiale del Pd, ma si sta lavorando a una possibile saldatura fra le diverse proposte in campo, che hanno dato luogo a ben 60 emendamenti a firma dei dem. Quelli del capogruppo in commissione Giustizia Giuseppe Lumia (che hanno visto il contributo della responsabile Diritti Micaela Campana e della stessa Monica Cirinnà) vanno a ridurre i rimandi alla disciplina del matrimonio, ad esempio sul rito e sulle cause di nullità. Ma il nodo maggiore resta l’adozione, e al momento la soluzione più accreditata - nel Pd - sembra l’emendamento Pagliari che prevede due anni di affido pre-adottivo, con valutazione finale del giudice minorile, a correggere l’automatismo della stepchild su cui anche Cirinnà ha ceduto, sostenendo gli emendamenti Lumia. L’ala 'cattodem' di Lepri e Fattorini resta però decisa a sostituire la stepchild con l’affido rafforzato e propone di rendere reato la maternità surrogata anche se praticata all’estero. Ma c’è un’altra proposta, a prima firma Vannino Chiti, che ci arriva per la strada dell’auto-certificazione, cosicché chi nega di aver fatto ricorso all’utero in affitto all’estero potrebbe incorrere in una condanna per falso, se non dichiara il vero. Ma il cammino verso il voto finale è ancora lungo. E correttivi del Pd sulla stepchild non convincono tutti quelli che (dentro Fi, in Ap, qualcuno a mezza voce nello stesso Pd) chiedono lo stralcio dell’articolo 5, sulle adozioni. Ipotesi che resta ancora, al di là delle dichiarazioni ufficiali, altamente probabile.
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